CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI EDILIZIA

 

Sommario

1. Aziende interessate

2. Lavoratori beneficiari

3. Cause d'intervento

4. Domanda di ammissione al trattamento di integrazione

5. Autorizzazione all'integrazione salariale

6. Ammontare e corresponsione delle integrazioni salariali

7. Durata dell'integrazione

8. Rimborso delle integrazioni salariali

9. Particolari adempimenti dei datori di lavoro

10. Riconoscimento dei periodi di sospensione dal lavoro ai fini della maturazione e della misura del diritto alla pensione

11. Disciplina speciale ex L. n. 223/91.

 

1. Aziende interessate

Nell'ambito degli interventi ordinari della Cassa integrazione guadagni, quelli concernenti il settore edile e dei materiali lapidei sono regolati da una normativa specifica.

Tale normativa si applica:

A) alle aziende industriali e artigiane operanti nel settore dell'edilizia e affini, ad esempio, oltre quelle dedite a costruzioni edili, le aziende di costruzione stradali, ferroviarie, tramviarie, idrauliche, esercenti linee elettriche e telefoniche, nonchè di opere per acquedotti, gas e fognature (art. 1, L. n. 77/1963; art. 1, L. n. 14/1970; INPS circ. n. 50581/1963).

B) alle aziende industriali esercenti le attività di escavazione e lavorazione di materiali lapidei (art. 1, L. n. 1058/1971).

Nel concetto di lavorazione è ricompresa la sola trattazione del materiale nel suo stato naturale, mentre ne sono escluse le attività che ne modifichino le caratteristiche chimico fisiche o che comunque conducano attraverso l'aggiunta di materiali leganti alla produzione di un manufatto.

Si considerano di escavazione e lavorazione dei materiali lapidei le seguenti attività:

- escavazione del marmo; escavazione dell'alabastro; escavazione del granito, diorite, quarzite, sienite; escavazione del travertino; escavazione delle ardesie; escavazione delle pietre silicee; escavazione delle pietre calcaree; escavazione dei tufi e delle pietre affini (pozzolana, pietra pomice, trachite, serizzo, pietra arenaria);

- segatura, lavorazione dei sopraddetti materiali;

- produzione dei granulati, cubetti, polveri e similari;

- produzione di pietrame e pietrisco;

- lavorazione delle selci;

- produzione di sabbia (sia silicea che ferrifera) e ghiaia, comprensiva dell'attività preliminare di estrazione del materiale);

- lavorazioni di marmi compositi (formati in blocchi).

Sono invece escluse le attività di escavazione di gesso, scagliola, argilla, marna, tripolo, talco, farine fossili, caolino (v. INPS circc. n. 52716/1972; n. 60998/1972; n. 61920/1973).

C) alle aziende artigiane esercenti le attività di escavazione e lavorazione di cui sopra, a condizione che la lavorazione sia strettamente collegata sotto il profilo strutturale ed organizzativo all'attività di escavazione (art. 1, L. n. 1058/1971).

Avuto pertanto riguardo allo stretto collegamento che deve sussistere fra le due attività ai fini in esame, sono escluse dal campo di applicazione della disciplina in oggetto:

- le aziende esercenti esclusivamente la lavorazione dei materiali lapidei;

- i lavoratori addetti alla lavorazione del materiale, quando tale  attività venga svolta in laboratori con strutture e organizzazione distinte dall'attività di escavazione.

Nel caso di aziende esercenti promiscuamente attività di escavazione e/o lavorazione del materiale lapideo e della successiva attività di trasformazione, trovano applicazione  i seguenti criteri:

- sono escluse le attività di escavazione e/o lavorazione strettamente collegate e subordinate all'attività di trasformazione rispetto alla quale si pongono come prima fase del ciclo produttivo;

- qualora invece le attività di escavazione e/o lavorazione e quella di trasformazione possono considerarsi indipendenti nel senso che il materiale estratto e/o lavorato è destinato alla trasformazione soltanto nei limiti del fabbisogno aziendale ed ha, invece, in misura prevalente, una destinazione diversa, le due attività saranno considerate separatamente, se organizzate autonomamente con operai stabilmente ed esclusivamente addetti a ciascuna di esse. Nel caso contrario si dovrà tener conto della prevalenza nel complesso aziendale delle singole attività esercitate, desumibile da vari  fattori quali, ad esempio, l'organizzazione aziendale, l'attrezzatura degli impianti e dei macchinari, il fatturato (v. INPS circ. n. 60998/1972). 

 

2. Lavoratori beneficiari

Per individuare i lavoratori beneficiari di tale trattamento si rinvia a quanto esposto nell'argomento Cassa integrazione guadagni industria.

 

Lavoratori dimissionari

Nel settore edile, a norma dell'art. 7, L. n. 427/1975 il lavoratore che, durante il periodo di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro, si dimetta perchè assunto, anche all'estero, in altra azienda dello stesso settore (a tal fine il settore edile va tenuto distinto dal lapideo), non perde il diritto alla integrazione salariale fino alla cessazione del precedente rapporto di lavoro, purchè dimostri tale circostanza con un'apposita dichiarazione (INPS circc. n. 62773/1975; n. 5452/1982)

 

3. Cause di intervento

In base all'art. 1, L. n. 77/1963, l'integrazione salariale viene corrisposta ai lavoratori che vengono sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni ad orario ridotto per effetto di intemperie stagionali o per altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori.

Come precisato dall'INPS con circolare n. 50581/1963, per intemperie stagionali debbono considerarsi tutte quelle cause di ordine meteorologico che impediscano la normale prosecuzione dell'attività lavorativa in qualsiasi periodo dell'anno. Al riguardo l'Istituto ha specificato i criteri di valutazione dell'incidenza delle avversità atmosferiche quali cause integrabili (INPS mess. n. 28336/1998).

Per altre cause non imputabili debbono intendersi le cause fortuite o di forza maggiore o comunque estranee all'azienda, quali a titolo d'esempio la mancanza di energia elettrica, l'ordine del committente, la fine dei lavori o della fase lavorativa; di contro non sono cause integrabili - in quanto non possono considerarsi "non imputabili" al datore di lavoro - la mancanza di materiali o i motivi tecnici, salvo non siano una conseguenza diretta del caso fortuito o della forza maggiore (INPS circc. n. 50665/1976; n. 55041/1978).

La circolare INPS n. 169/2003 precisa che nelle ipotesi di "non imputabilità" dell'evento (art. 1, lett. a), L. n. 164/1975 e art. 1, L. n. 77/1963) - cioè involontarietà o mancanza di imperizia e/o negligenza delle parti, ma anche nella non riferibilità alla organizzazione o programmazione aziendale - le richieste di integrazione salariale devono considerarsi ammissibili qualora la sospensione dei lavori derivi da fatti assolutamente imprevedibili e dovuti ad eventi eccezionali fortuiti e di forza maggiore. Al contrario non sono ammissibili le richieste nei casi in cui l'ordine di sospensione dei lavori costituisce mero esercizio della facoltà contrattualmente riconosciuta e, quindi, la sospensione dell'attività lavorativa dell'azienda appaltatrice sia riconducibile al normale rischio di impresa, derivante dal rapporto contrattuale instaurato con la ditta committente.

 

Disciplina speciale

L'art. 10 della L. 23 luglio 1991, n. 223 ha introdotto una disciplina speciale in relazione a specifiche cause di sospensione o contrazione dell'attività che possono interessare le aziende edili.

Per la disciplina in questione si rinvia al successivo p. 11.

 

Riammissione nell'attività produttiva dei lavoratori

Requisito essenziale per l'intervento della cassa è la certezza della riammissione, entro breve tempo, dei lavoratori sospesi nell'attività produttiva aziendale. Ai fini del riconoscimento del diritto all'integrazione la "certezza" della ripresa dell'attività lavorativa deve essere valutata a priori, con riferimento al momento della presentazione della domanda, sulla base delle previsioni del datore di lavoro.

 

4. Domanda di ammissione al trattamento di integrazione

 

Presentazione della domanda

Ai sensi dell'art. 2, L. n. 427/1975, la domanda di ammissione al trattamento di integrazione deve essere presentata alla Sede dell'INPS territorialmente competente in riferimento alla dislocazione dell'unità produttiva interessata.

Nella domanda devono essere indicate le cause che hanno determinato la sospensione o la riduzione dell'attività lavorativa, con l'eventuale  documentazione a sostegno della domanda stessa.

 

Riduzioni dell'attività lavorativa eccedenti i tre mesi

Con circolare n. 60235/1975, l'INPS ha precisato che per i periodi di riduzione dell'attività produttiva eccedenti i tre mesi, dovranno essere avanzate distinte ed autonome domande, documentate in modo da dimostrare l'esigenza eccezionale per l'impresa di proseguire la riduzione di attività anche oltre i primi tre mesi.

 

Termini della domanda

Il termine di presentazione della domanda è di 25 giorni, a decorrere dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione dell'attività o la riduzione dell'orario di lavoro. Al riguardo l'INPS con la circolare n. 5452/1982 ha precisato che, se l'impresa denunci con un'unica domanda due periodi di sospensione o contrazione dell'attività intervallati da una o più settimane di piena ripresa dell'attività, i due periodi vanno considerati autonomamente ai fini dell'applicazione del termine di cui sopra.

 

Tardività della domanda 

L'art. 2, L. n. 427/1975, dispone ai commi 2 e 3 che qualora la domanda venga presentata dopo il termine di legge, l'eventuale trattamento di integrazione salariale non può aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

Nel caso di omessa o tardiva presentazione della domanda il datore di lavoro è tenuto al pagamento di importi equivalenti all'integrazione non percepita dai lavoratori interessati. 

 

5. Autorizzazione all'integrazione salariale

 

Organo competente

La competenza a decidere, in prima istanza, sulle domande di integrazione, sia nei casi di sospensione che in quelli di riduzione dell'attività lavorativa, è attribuita alla Commissione provinciale per l'edilizia operante presso la Sede dell'INPS competente per territorio (artt. 2-4, L. n. 427/1975; INPS circ. n. 5452/1982).

 

Specificazione sulla causa dell'intervento

Ove del caso, nel provvedimento di autorizzazione (e nella sua stessa comunicazione all'azienda) deve essere specificato che la causa integrabile è costituita da "eventi oggettivamente non evitabili", nel qual caso non è dovuto il contributo addizionale sugli importi delle integrazioni erogate (v. p. 6).

Al riguardo l'INPS con la circolare n. 60235/1975 ha peraltro precisato che possono essere considerati tali solamente quegli eventi consistenti in circostanze fortuite o di forza maggiore (ad esempio eventi meteorologici) e non anche dunque quelli rappresentati dalla fine del lavoro o della singola fase lavorativa.

 

Impugnazione delle decisioni della Commissione provinciale

Ai sensi dell'art. 26, L. n. 88/1989, avverso le decisioni delle Commissioni provinciali, è data facoltà di inoltrare ricorso, entro trenta giorni dalla notifica, al Comitato amministratore per le prestazioni temporanee, che decide in via definitiva.

Il ricorso non sospende l'esecutorietà della delibera impugnata. La sospensione può comunque essere disposta dal Comitato (v. anche INPS circ. n. 55500/1976).

 

6. Ammontare e corresponsione delle integrazioni salariali

 

Misura

L'integrazione salariale è dovuta - ex art. 2, L. n. 164/1975 - nella misura dell'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate, comprese tra le ore 0 ed il limite dell'orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali.

Agli impiegati l'integrazione salariale viene corrisposta nella misura dell'80% della retribuzione che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.

 

Articolazioni particolari dell'orario di lavoro

Con riferimento alle particolari articolazioni dell'orario di lavoro stabilite in sede di contrattazione nazionale o provinciale per le aziende del settore per i mesi di gennaio e febbraio caratterizzati, com'è noto,  da una particolare situazione meteorologica, l'INPS con circolare n. 5828/1981 ha precisato quanto segue:

- per le aziende industriali iscritte alla Cassa edile, il limite massimo di ore integrabili per le settimane di gennaio e febbraio in cui è osservato un orario di 35 settimanali non può eccedere dette ore;

- lo stesso limite opera per le aziende artigiane e cooperative iscritte alla Cassa edile per le quali non vi sia un particolare contratto integrativo provinciale che preveda, per le settimane in cui a livello nazionale è osservato l'orario di 35 ore, un orario settimanale diverso;

- in caso di contratto integrativo provinciale che preveda invece l'articolazione dell'orario di 35 ore in altri periodi dell'anno, il limite delle 35 ore opererà in detti periodi, mentre negli altri vigerà quello delle 40 ore, ancorchè a livello nazionale sia osservato l'orario di 35 ore settimanali;

- in caso di contratto integrativo che preveda un orario di 40 ore per l'intero anno, è necessario stabilire se le aziende iscritte alla Cassa edile versino le somme corrispondenti ai permessi retribuiti e se l'orario praticato nei mesi in questione sia articolato effettivamente su 8 ore giornaliere per 5 giorni settimanali. Detto accertamento viene effettuato sulla base dei libri paga atteso che, per il tipo di attività svolta nel settore edile particolarmente influenzato dagli eventi meteorologici, nei mesi di gennaio e febbraio, salvo prova contraria, si presume praticato un orario di lavoro di 35 ore (v. anche INPS mess. n. 2194/1981).

Ovviamente l'articolazione su 8 ore giornaliere per 5 giorni settimanali di cui a quest'ultimo punto, è facilmente desunta in caso di riduzione di lavoro che riguardi alcuni giorni della settimana. Qualora invece la richiesta venga avanzata per sospensione di attività o riduzione di lavoro incidente su ogni giornata lavorativa, e per tutta la maestranza in forza, viene utilizzato quale elemento di verifica l'orario di lavoro praticato nelle settimane immediatamente precedenti e successive a quelle oggetto della richiesta purchè ricadenti nell'ambito del periodo dell'anno di cui sopra.

Se la domanda infine concerne l'intero periodo per il quale la norma contrattuale prevede un orario di 35 ore, si ha riguardo all'orario praticato nello stesso periodo degli anni precedenti.

In caso non risulti in modo certo ed univoco l'effettuazione di un orario di lavoro di 40 ore per i periodi in oggetto, le integrazioni sono limitate a 35 ore settimanali.

 

Base retributiva di computo

Per ciò che attiene alle modalità ed agli elementi di calcolo delle integrazioni si fa riferimento all'intervento ordinario per l'industria tenendo presente che, nel settore edile, i ratei delle competenze ultramensili sono corrisposti come maggiorazioni percentuali della retribuzione corrente. Al riguardo è bene sottolineare che la maggiorazione in percentuale sulla paga base corrisposta a titolo di ferie, riposi annui e gratifica natalizia concorre alla base retributiva di computo dell'integrazione limitatamente alla quota relativa alla gratifica semprechè non sia superato il limite massimo mensile della prestazione integrativa di cui oltre (INPS mess. n. 5144/1989).

 

Previsione del recupero delle ore non prestate

La previsione da parte delle norme contrattuali della possibilità di recuperare le ore di lavoro non prestate, non preclude l'intervento della Cassa, semprechè tali ore non vengano successivamente recuperate (INPS circ. n. 5828/1981).

 

Massimale

Trova applicazione il massimale stabilito per l'intervento ordinario nell'industria che - a norma dell'art. 2, comma 174, L. n. 549/1995 - viene peraltro aumentato del 20% nei casi di integrazione salariale concessa per intemperie stagionali (art. 14, L. n. 223/1991; INPS circ. n. 24/2004).

 

Riduzione a titolo contributivo delle somme corrisposte

L'art. 26, L. n. 41/1986, prevede che le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di integrazione salariale sono ridotte in misura pari all'importo derivante dall'applicazione alle somme stesse delle aliquote contributive previste a carico degli apprendisti (INPS circc. n. 89/1986; n. 72/1996).

 

Ritenute fiscali

Le somme corrisposte a titolo di integrazione salariale sono soggette alle ritenute a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

 

Contributo addizionale

Sulle somme erogate a titolo di integrazione salariale è  dovuto - ex art. 8, L. n. 427/1975 - un contributo  addizionale nella misura del 5%. Il relativo  importo  deve  essere  riportato nel quadro C-Somme a debito del datore di lavoro del mod. DM 10/2, in un rigo in bianco preceduto dalla dizione "Ctr. add. cig." e dal codice "E. 700" (INPS circ. n. 219/1985).

Tale versamento deve essere effettuato con il primo mod. DM 10/2 successivo alla data di ricezione della comunicazione dell'autorizzazione.

Il contributo non è dovuto ove la sospensione o riduzione dell'attività sia stata determinata da "eventi oggettivamente non evitabili".

Nel settore edile sono da considerare di per sè "eventi oggettivamente non evitabili" quelli meteorologici. Per le altre ipotesi  occorre verificare, caso per caso, se le cause di intervento siano imputabili, con evidenza e certezza, a forza maggiore o caso fortuito.

Il contributo è senz'altro dovuto nei casi di fine lavoro o fine fase lavorativa (INPS circc. n. 50665/1976; n. 55041/1978).  

 

7. Durata dell'integrazione

 

Limiti temporali all'intervento

L'integrazione viene corrisposta per un periodo massimo di 13 settimane consecutive (escludendosi i periodi di sospensione o riduzione per i quali non sia stato richiesto l'intervento), prorogabili per successivi periodi trimestrali nei soli casi di riduzione dell'orario di lavoro (a nulla comunque rilevando la circostanza che nei primi tre mesi sia stata disposta la sospensione), fino ad un massimo complessivo di 52 settimane consecutive (INPS circ. n. 55380/1978).

Superato tale limite, ai sensi dell'art. 1, L. n. 427/1975, un nuovo intervento non può essere richiesto prima che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di ripresa della normale attività produttiva.

La durata dell'integrazione non può comunque eccedere 52 settimane (computandosi anche quelle in cui la sospensione è stata solo parziale) nell'arco di un biennio "mobile" (ossia 104 settimane immediatamente precedenti la settimana per la quale l'integrazione è richiesta); i periodi di chiusura per ferie collettive si considerano neutri a questi fini.

Entro tale limite, come precisato dall'INPS con circolare n. 62773/1975, periodi di sospensione che si succedono possono essere oggetto di integrazione solo allorchè, esauriti gli effetti dell'evento che ha dato luogo alla precedente sospensione, vi sia stata una ripresa dell'attività lavorativa effettiva e non fittizia.

Il Ministro del lavoro può concedere, nei limiti delle disponibilità finanziarie previste per il 1998, il trattamento ordinario di integrazione salariale, per la durata massima di sei mesi (anche in deroga al limite di durata previsto dall'art. 1, L. n. 427/1975), in favore dei lavoratori delle aziende industriali esercenti l'attività di escavazione e lavorazione del marmo, qualora le predette aziende sospendano o riducano l'attività industriale per l'intervento dei servizi preposti o per la necessità di adeguare i propri siti di estrazione ed impianti alla normativa vigente in materia di sicurezza del lavoro (v. art. 1, comma 1-ter, D.L. n. 78/1998; INPS circ. n. 160/1999).

Nel primo caso, le aziende devono presentare alla Direzione generale dell'INPS un'istanza corredata da copia del provvedimento di sospensione dell'attività; nel secondo caso, all'istanza va allegato un piano degli interventi previsti per l'adeguamento alle norme di sicurezza. Copia dell'istanza e del piano degli interventi va inviata alla Direzione provinciale del lavoro che verifica se le sospensioni siano ricollegabili agli interventi realizzati (D.M. 14 ottobre 1998 - INPS mess. n. 11743/1998).

La presentazione all'INPS va effettuata entro il termine di cui all'art. 2, L. n. 427/1975; per i periodi di paga già scaduti alla data di pubblicazione del D.M. 14 ottobre 1998, le domande vanno presentate entro il 4 gennaio 1999.

Il trattamento C.i.g. verrà concesso in base all'ordine cronologico di presentazione delle istanze.

 

Individuazione del concetto di unità produttiva ai fini del computo dei limiti temporali

Il superamento dei limiti temporali di cui sopra deve essere valutato avendo riguardo alla singola "unità produttiva" interessata alla sospensione.

Ai fini dell'individuazione del concetto di unità produttiva, l'INPS ha fornito delle indicazioni di massima, stante la difficoltà di elaborare dei criteri univoci che possano risultare applicabili in via generale (INPS circ. n. 5452/1982).

In particolare, per le imprese edili in senso stretto, si dovrà aver riguardo ai singoli contratti d'appalto, posto che a contratti di appalto distinti comportanti organizzazioni distinte corrispondono altrettante unità produttive anche se i lavori vengono effettuati simultaneamente o successivamente su singoli lotti incidenti su un'unica area e sotto la direzione di un unico responsabile.

Per le imprese per le quali non possono invece trovare applicazione i criteri di cui sopra - imprese che occupano i dipendenti in più lavori e per brevi periodi - per unità produttiva deve intendersi il complesso organizzato di uomini e mezzi atto a conseguire un risultato produttivo.

In questa seconda ipotesi i criteri da seguire in sede di applicazione della disciplina in esame sono i seguenti:

a) computare ai fini dei limiti temporali di cui sopra, relativamente a ciascuna unità produttiva come prima definita, i periodi di integrazione concessi per eventi incidentali e verificabili solo in loco (ad esempio maltempo);

b) considerare, al termine dei lavori effettuati in ciascuna località, riassorbita presso la casa madre la manodopera ivi impiegata;

c) ascrivere, ai fini del computo dei limiti massimi integrabili, alla sede centrale dell'azienda, gli eventuali periodi d'intervento della Cassa derivanti da altre cause (ad esempio: "fine lavoro", "mancanza di commesse", ecc.) collegate alla struttura imprenditoriale nel suo complesso. 

 

8. Rimborso delle integrazioni salariali

L'importo delle integrazioni corrisposte dall'azienda per conto della Cassa viene posto a conguaglio nella dichiarazione mensile mod. DM 10/2. A tal fine può essere utilizzata la prima denuncia successiva alla data dell'autorizzazione.

La richiesta di rimborso deve essere presentata - ex art. 16, L. n. 164/1975 - entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione ovvero dalla fine del periodo di paga in corso alla notifica dell'autorizzazione, se successiva (v. anche INPS circ. n. 60235/1975).

 

Aziende cessate

In ordine al rimborso delle integrazioni salariali in favore delle aziende che abbiano cessato l'attività, l'INPS con circolare n. 689/1976 ha precisato che detto rimborso  è subordinato alla permanenza della validità dell'autorizzazione da accertarsi sulla base della valutazione se tra la fine della sospensione e la cessazione dell'attività vi sia stata una effettiva ripresa dell'attività lavorativa non preordinata alla chiusura dell'azienda.

I datori di lavoro in parola dovranno allegare alla richiesta i relativi modd. 03/CIG. 

 

9. Particolari adempimenti dei datori di lavoro

I datori di lavoro, a norma dell'art. 2, L. n. 427/1975, sono tenuti a:

- registrare sul libro paga o documenti equipollenti le integrazioni salariali corrisposte a ciascun lavoratore;

- fornire all'INPS l'elenco nominativo dei lavoratori che hanno percepito integrazioni salariali, firmato dagli interessati, con la specificazione del mezzo di pagamento e con l'indicazione del periodo di integrazione salariale e degli altri dati richiesti (mod. 03/CIG) (INPS circ. n. 60235/1975).

Come precisato dall'INPS con circolare n. 62773/1975, la specificazione del mezzo di pagamento può considerarsi sostitutiva della firma del lavoratore solo nel caso in cui il pagamento non sia stato fatto nelle mani dell'avente diritto.

 

10. Riconoscimento dei periodi di sospensione dal lavoro ai fini della maturazione e della misura del diritto alla pensione

Per i lavoratori dell'edilizia ed affini e del settore lapideo, l'art. 5, L. n. 427/1975 dispone che i periodi di sospensione dal lavoro con intervento della C.i.g. sono riconosciuti d'ufficio utili ai fini del conseguimento del diritto alla pensione per invalidità, vecchiaia e superstiti fino ad un massimo di 36 mesi nell'intero rapporto assicurativo del lavoratore (v. anche INPS circ. n. 60235/1975).

 

11. Disciplina speciale ex L. n. 223/1991

La L. n. 223/91 ha introdotto una speciale disciplina in relazione ad alcune specifiche cause di sospensione o contrazione di attività che, in base alla normativa generale, potrebbero non comportare la concessione del trattamento di integrazione salariale.

Ai fini dell'applicazione di tale normativa speciale, per quanto non espressamente richiamato sotto - per es. termine per la presentazione della domanda, ripresa dell'attività lavorativa, ecc. - si rinvia a quanto illustrato nei paragrafi suesposti in ordine alla disciplina ordinaria.

 

Beneficiari

La normativa (art. 10, L. n. 223/1991) trova applicazione nei confronti dei lavoratori dell'edilizia impiegati nella realizzazione di opere pubbliche di grandi dimensioni per i quali siano stati versati o siano dovuti per il lavoro prestato nel settore edile almeno 6 contributi mensili o 26 contributi settimanali nel biennio precedente alla decorrenza del trattamento.

 

Cause di intervento

Le cause, che comunque non devono essere imputabili al datore di lavoro e ai lavoratori, sono quelle connesse:

- al mancato rispetto dei termini previsti nei contratti di appalto per la realizzazione di opere pubbliche di grandi dimensioni; gli eventi di tale specie possono essere determinati da comportamenti della pubblica autorità, quali ritardi nei pagamenti e nelle procedure amministrative e possono consistere nella interruzione dei finanziamenti;

- alle varianti di carattere necessario apportate ai progetti originari delle predette opere pubbliche;

- a provvedimenti dell'autorità giudiziaria emanati ai sensi della L. n. 575/1965 (recante disposizioni contro la mafia), per i quali si prescinde dalle dimensioni dell'opera pubblica (INPS circ. n. 204/1991).

 

Caratteristiche dell'opera

La natura pubblica dell'opera deve risultare dal concorso dei seguenti elementi:

a) l'appalto dell'opera deve essere stato bandito da un soggetto di natura pubblica: Stato, Regione, Provincia autonoma di Trento o di Bolzano, Comune, altri enti locali, enti pubblici e associazioni fra i soggetti anzidetti;

b) il finanziamento dell'opera deve essere realizzato in tutto o in parte con fondi dello Stato, delle Regioni o di enti pubblici;

c) le opere, aventi carattere immobiliare, devono riguardare i seguenti settori di attività:

- edilizia residenziale pubblica ed edifici destinati a scopi amministrativi;

- lavori edili relativi ad ospedali, edifici scolastici ed universitari, impianti sportivi e ricreativi;

- lavori di genio civile (strade, ponti, ferrovie, aeroporti, pozzi, gallerie, opere fluviali, marittime e idrauliche, etc.).

Stante il disposto dell'art. 6, comma 2, D.L. n. 148/1993, per "opere pubbliche di grandi dimensioni", si intendono opere per le quali la durata dell'esecuzione dei lavori edili prevista è di diciotto mesi nell'ambito di un progetto generale approvato di durata eguale o superiore a trenta mesi consecutivi.

Nella ipotesi in cui la esecuzione dell'opera pubblica di grandi dimensioni sia frazionata, dando luogo ad una pluralità di contratti di appalto o di subappalti, oltre ai requisiti di cui sopra, riferiti al progetto generale, è necessario che per lo specifico contratto di appalto o subappalto relativo ai lavori per la cui sospensione è richiesta la erogazione delle integrazioni salariali, sussistano i seguenti requisiti:

- durata dei lavori uguale o maggiore di 12 mesi naturali e consecutivi;

- numero medio di addetti: uguale o maggiore di 15.

Al riguardo si precisa che l'impresa nel compilare il modulo informativo allegato alla delibera CIPI 19 ottobre 1993, al punto n. 5, deve indicare il numero degli addetti al cantiere, riferito ai 12 mesi precedenti la richiesta.

 

Concessione e durata della prestazione

Il trattamento di integrazione salariale è concesso dalle locali Commissioni provinciali, per ciascuna opera, per un periodo complessivamente non superiore a 3 mesi. Il limite temporale in questione è riferito all'opera quale unica entità, la cui esecuzione può subire un unico periodo ovvero più periodi di interruzione. Esso quindi trova applicazione sia in riferimento all'ipotesi di un solo periodo di sospensione, senza soluzione, sia a quella di più periodi di sospensione che devono quindi essere cumulati ai fini in esame.

Successivamente alla prima concessione trimestrale, il trattamento può essere prorogato dal Ministero del lavoro, per ulteriori periodi trimestrali, previo accertamento da parte del CIPE della natura e della durata delle cause di interruzione e della esistenza di concrete prospettive di ripresa. La durata massima complessiva delle proroghe stesse non può comunque essere superiore ad un quarto della durata dei lavori necessari per il completamento dell'opera, sulla base dello stato dei lavori al termine della prima concessione e tenendo conto delle clausole contrattuali.

Nell'ipotesi di frazionamento dell'opera in più appalti o subappalti, fermo restando il limite massimo di durata, il trattamento non può avere una durata superiore a quella dei lavori la cui interruzione sia oggetto della richiesta di intervento.

Il periodo per il quale è autorizzata la erogazione del trattamento non concorre ai fini della determinazione del limite massimo di durata degli interventi ordinari, autorizzati per altre causali, stabilito dall'art. 1 della L. n. 427/1975 (tre mesi continuativi, prorogabili eccezionalmente, nei soli casi di riduzione dell'orario di lavoro, per periodi trimestrali fino ad un massimo complessivo di 12 mesi).

 

Applicazione del massimale

Le integrazioni erogate a norma dell'art. 10 della L. n. 223/91 sono da ritenersi assoggettate all'applicazione del massimale di cui alla L. n. 427/80 per tutta la durata della loro corresponsione. Ciò sulla base della considerazione formulata dall'INPS (sia pure con precipuo riferimento al trattamento d'integrazione per l'agricoltura ex art. 14, L. n. 223/91) che esulano dal concetto di "ordinario", ai fini dell'esclusione dall'osservanza del massimale per i primi sei mesi consecutivi di fruizione, tutti quei trattamenti che sono previsti da specifiche disposizioni legislative per cause particolari (INPS circ. n. 256/1991).

 

Procedura e documentazione

La domanda di ammissione al trattamento deve essere redatta sul mod. IGi 15 ED. sul quale va riportata la dicitura: "Legge n. 223, art. 10". La richiesta stessa, oltre alla documentazione prevista dalle disposizioni in atto per la richiesta degli interventi ordinari, deve essere corredata dai documenti indicati nel comma 5 della deliberazione CIPI 19 ottobre 1993.

Inoltre la ditta richiedente deve fornire un elenco nominativo dei lavoratori sospesi per i quali è avanzata la richiesta di trattamento, indicando per ciascuno di essi il numero dei contributi versati o dovuti per lavoro prestato presso la ditta medesima nel biennio precedente la decorrenza del trattamento.

Nel caso di contributi non versati, deve essere indicato il motivo del mancato versamento.

Qualora detto numero di contributi utili sia inferiore a quello prescritto ed il lavoratore possa far valere altri periodi di occupazione nel settore edile presso precedenti datori di lavoro, è necessario che venga allegata all'elenco la dichiarazione del datore di lavoro interessato attinente il periodo di lavoro richiesto per il raggiungimento del requisito in parola.

Qualora la documentazione non sia immediatamente disponibile, la ditta interessata, allo scopo di evitare di incorrere nella decadenza per superamento del termine di presentazione, può produrre la richiesta con riserva di inviare successivamente la documentazione mancante.

 

Azione di recupero

L'INPS promuove l'azione di recupero delle integrazioni salariali nel caso in cui l'evento che ha dato luogo alla interruzione della esecuzione dei lavori dell'opera pubblica avrebbe potuto essere previsto dall'ente appaltante o dell'azienda con la diligenza contemplata dall'art. 1176 del codice civile (diligenza del buon padre di famiglia da valutare, trattandosi di attività professionale, con riguardo alla natura dell'attività esercitata).

A tale proposito, è opportuno precisare che:

- l'azione di recupero presuppone necessariamente l'avvenuta erogazione delle integrazioni salariali e quindi che gli organi deliberanti abbiano accolto le richieste di autorizzazione;

- la previsione dell'evento su cui si fonda l'azione di recupero deve correlarsi ad uno specifico obbligo il cui adempimento, ove fosse stato effettivamente realizzato, avrebbe evitato il verificarsi dell'evento stesso;

- l'accertamento di responsabilità in ordine alla mancata esecuzione dell'obbligo è demandato espressamente al CIPE per quanto riguarda le proroghe successive alla concessione relativa al primo trimestre. Ne deriva che per quanto attiene quest'ultima, le relative valutazioni competono alle Commissioni provinciali.

 

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