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ANCORA UN PRIMO MAGGIO CON LA CENTRALITA’ DEL LAVORO CHE MANCA E CHE SI PERDE

 

La festa dei lavoratori, quest’anno arriva nel pieno di una recessione economica planetaria che sta mettendo in ginocchio la nostra economia e il nostro apparato produttivo, di cui si ignora la durata e l’intensità. Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT sul mercato del lavoro confermano le preoccupazioni del Sindacato per la “tenuta” dei posti di lavoro.

Ma quest’anno  è anche un Primo Maggio di dolore per la catastrofe che ha colpito l’Abruzzo. CGIL CISL e UIL, in un’atmosfera sobria ed austera, proprio a L’Aquila hanno organizzato la manifestazione nazionale  e la UIL di Basilicata sarà presente con una delegazione nel capoluogo abruzzese. Una manifestazione che servirà a dare un ulteriore impulso alla raccolta di fondi che le tre confederazioni hanno promosso anche in Basilicata e servirà a richiamare l’attenzione sulla necessità di una rapida ricostruzione.

La nostra regione non dimentica la grande solidarietà che anche il popolo abruzzese dimostrò nel corso del  terremoto del 1980, i cui effetti negativi si manifestano ancora oggi. Purtroppo, molte aziende allocate con la L. 219/81 hanno chiuso i battenti e alcune aree industriali sono ormai abbandonate a se stesse. La crisi economica, inoltre, incide così pesantemente sull’apparato produttivo lucano da determinare la perdita di migliaia di posti di lavoro e un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali. Chiudono aziende storiche come la Mahle, la Daramic, la ex Magneti Marelli e un’azienda importante dell’area industriale potentina come l’Italtractor annuncia una drastica riduzione delle unità lavorative. Né vi sono segnali incoraggianti dalla Val Basento o dal polo del salotto e dallo stesso settore automobilistico non si registra una vera inversione di tendenza, malgrado gli incentivi statali. La drastica riduzione dei consumi colpisce fortemente anche il settore agro-alimentare (come non pensare alle difficoltà della Vicenzi di Atella), i servizi e la stessa edilizia.

Di fronte a questa crisi, il Sindacato lucano non ha potuto fare altro che cercare di stare vicino alle persone, governando le crisi e negoziando ammortizzatori sociali capaci di sostenere coloro che perdono il posto di lavoro, ma tutto ciò non basta. Se vogliamo rendere meno crudele la crisi e, soprattutto,  uscirne più forti e più competitivi dobbiamo osare di più facendo rimanere i lavoratori nelle fabbriche.

Per questo, per la UIL, la festa del Primo maggio è l’occasione per rivendicare scelte strategiche più incisive che devono vedere le istituzioni, le imprese e il mondo del lavoro acquisire quella consapevolezza che solo puntando sul lavoro, solo rafforzando il lavoro possiamo sperare in un futuro migliore. Ma per fare ciò occorre superare le criticità che abbiamo davanti: l’aumento di coloro che cercano attivamente un lavoro, l’andamento negativo generalizzato del Mezzogiorno e la debolezza del lavoro a termine e, particolarmente di quello femminile che sembra sia il primo a pagare in termini di quantità e qualità del lavoro. Perciò occorre un confronto immediato con il Governo per verificare, insieme, come affrontare i problemi dell’occupazione ad iniziare da una “moratoria” sui licenziamenti, chiesta più volte dalla UIL. Un confronto con la Regione perché si possano mettere in campo le ingenti risorse provenienti dai Fondi Europei per la formazione e lo sviluppo, così come ha chiesto di recente Confindustria, in modo da sostenere le famiglie colpite dalla disoccupazione e le imprese che vogliono scommettere sull’innovazione e sulle nuove tecnologie in modo da cogliere al meglio le opportunità di questa crisi che non può tollerare sprechi e assistenza fine a se stessa.

 

Potenza, 30 aprile 2009