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UIL
BASILICATA UNIONE REGIONALE
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Tel.
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Tel. 0835 336629/336531 Fax 0835 339696
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LA
MISSIONE DEL SINDACATO RIFORMISTA
PER AFFRONTARE IL 2009
Quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un
anno terribile per l’economia mondiale, nazionale e regionale che ha avuto ripercussioni
drammatiche sui redditi dei cittadini e sull’occupazione.
Ottomila lavoratori
coinvolti in crisi aziendali, oltre seimila inseriti negli elenchi degli ammortizzatori
sociali: sono numeri di una crisi devastante che sta interessando l’industria
lucana nel quadro di una congiuntura sfavorevole che,
tra mercati finanziari in caduta libera e borse «altalenanti », riguarda tutto
il mondo.
Le
previsioni di Unioncamere sull’economia lucana con indicatori tra i più negativi,
come quello riferito al Pil e all’occupazione, rispetto alle altre regioni del
Sud, che fanno seguito ai dati dell’Istat sulla povertà che cresce tra le famiglie
lucane con un nuovo primato negativo nel Mezzogiorno, rafforzano la strategia
della Uil: per contrastare la sempre più allarmante congiuntura
finanziaria internazionale c’è bisogno di un Sindacato, autenticamente riformista,
che non dica solo “no”, ma che faccia fino in fondo il suo mestiere che è quello
di intervenire e concludere accordi con le parti datoriali e le istituzioni.
Lo
scenario che emerge è di quelli destinato a far tremare i polsi perchè anche
lo 0,7% in meno di posti di lavoro, previsto nel 2009, non sarebbe sopportabile
in una situazione di crescente difficoltà da parte di numerose aziende e con
l’incremento continuo del ricorso agli ammortizzatori sociali.
In
proposito nei giorni scorsi abbiamo proposto l’istituzione di un Nucleo di monitoraggio
e intervento e ci sembra ancor di più oggi una proposta utile.
Ci
sono pertanto misure urgenti che il Governo deve assumere per il Mezzogiorno
e la Basilicata e misure altrettanto
urgenti che spettano al Governo Regionale.
Se il
quadro economico attuale della Basilicata rispecchia quello nazionale
la “ricetta” proposta alla Conferenza nazionale 2008 della Uil è ancora più
utile: serve una politica economica che contrasti in modo efficace e lucida
una recessione che oggi e’ l’evento sempre più vicino e non esorcizzabile.
Per
questa ragione l’idea-forza su cui rafforziamo ogni impegno è quella
di creare lavoro per creare valore, vale a dire il lavoro come fattore
fondamentale per creare valore, ricchezza in tutti i sistemi, dall’industria
all’agricoltura, dal turismo al commercio, dalla sanità alla Pubblica Amministrazione.
Perciò
rilanciamo alla Regione un “patto per il buon lavoro” quello che crea valore,
una manovra che impegni subito alcune decine di milioni di euro attraverso misure
di aiuto fino al 50% del costo salariale lordo per l’attivazione
di contratti a tempo indeterminato.
La Uil nel 2009 rafforzerà ogni impegno per l’unità
tra i lavoratori lucani: siamo preoccupati per le divisioni che si presentano
nel mondo del lavoro e per l’instabilità del quadro politico lucano e rivolgiamo
un invito a CGIL e CISL a recuperare l’unità d’azione tra i lavoratori e i pensionati
lucani e alle forze politiche di maggioranza
e di opposizione a cooperare perché solo così si potrà creare quel clima di
fiducia per affrontare il nuovo anno e gettare le basi per uno sviluppo duraturo
della nostra regione.
Rispetto agli strumenti da mettere
in campo, la UIL ritiene che, di fronte al collasso
del nostro sistema industriale occorre partire dalla difesa di quello che abbiamo,
sostenendo le attività produttive e i redditi e privilegiando quelle imprese
e quei settori che più investono in ricerca ed innovazione. Per realizzare tutto
ciò, lo sfruttamento e l’accrescimento delle nostre disponibilità energetiche
rappresentano una priorità assoluta , per cui non devono
esserci più timidezze o manfrine circa la necessità di dotare la
SEL di quegli strumenti operativi capaci di svolgere a pieno
il compito di accrescere le disponibilità di energia, di venderla e di metterla
a disposizione del sistema produttivo e dei cittadini. Contestualmente, vanno
rinegoziati in modo significativo gli accordi con tutte
le compagnie che producono energia sul nostro territorio, utilizzando queste
nuove risorse per completare e realizzare quelle infrastrutture materiali ed
immateriali di cui la regione ha urgente bisogno.
Ma la Basilicata ha bisogno
anche di modernizzare il suo sistema scolastico e formativo, collegandolo meglio
con il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione e il suo assetto istituzionale,
partendo dal completamento della riforma del sistema socio-sanitario e delle
Comunità Montane, per misurarsi con la sfida del federalismo fiscale.
A questo proposito, la
Regione deve assumere un ruolo attivo per trasformare
il “ federalismo fiscale “ in una grande opportunità per la
Basilicata di accrescere le sue risorse e trarre maggiori benefici dalle sue ricchezze
naturali ed ambientali. Per esempio, i lucani dovrebbero poter contare su un
regime fiscale che lasci in loco la tassazione delle imprese che producono sul
loro territorio ed avere riduzioni significative sulle
attività estrattive di idrocarburi.
Ci sono poi le “partite” relative al presente e al
futuro per il polo del Salotto e la Valbasento: nel nuovo
anno ci aspettiamo per entrambi i comparti produttivi della provincia di Matera
una svolta con programmi in grado di garantire il mantenimento
dei posti di lavoro e la ripresa industriale. L’interlocuzione con il Governo
(e i Ministri interessati), attraverso i cosiddetti Tavoli tecnici, deve produrre
risultati concreti per il rilancio della produzione del mobile imbottito nel
polo murgiano mentre la Regione può e deve fare di
più non solo per assicurare gli ammortizzatori sociali quanto piuttosto per
interventi di riqualificazione professionale dei lavoratori e negli investimenti
a favore dell’innovazione. Per la Valbasento
non siamo affatto rassegnati alla fine del processo
industriale dell’area e poniamo come obiettivo raggiungibile con un impegnativo
lavoro di concertazione con le organizzazioni imprenditoriali il reinsediamento di piccole e medie imprese.
Infine la Fiat merita un’attenzione particolare
per quello che rappresenta lo stabilimento di Melfi dove la Grande Punto non basta a salvare
l’occupazione ed occorrono nuovi modelli.
Se un italiano su due comprasse
un'auto Fiat noi dovremmo assumere e non mettere in
cassa integrazione. Il problema e' che due autovetture
su tre vengono importate. Anche quando si parla di rottamazione, bisogna sapere
che se le percentuali non cambiano noi finanziamo le
aziende tedesche e francesi per due terzi. Il primo problema da porsi e' questo e bisognerebbe vedere se tutti quelli che, finalmente,
si accorgono che l' auto e' importante, comprano automobili Fiat. La Fiat vende in Italia poco piu' di 6-700mila auto o almeno le vendeva; adesso non si
sa perche' il mercato e'
crollato, ma su due milioni e 200mila vetture che gli italiani acquistano, i
due terzi sono prodotti in altri Paesi. Bisognerebbe finanziare la ricerca - a partire dall’attività
del Centro che entrerà in attività quest’anno a Melfi - e lo sviluppo di autovetture
sempre piu' ecologiche per ridurre le emissioni e
consumare di meno.
Ma il nostro atteggiamento
nei confronti della Giunta regionale è chiaro: il sindacato lucano non può più
attendere dal
Governo regionale perchè i tempi della politica devono coincidere con quelli
dell'emergenza sociale che stiamo vivendo.
Potenza, 09/01/09
MICHELE DELICIO
Segretario Generale UIL Basilicata