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LA MISSIONE DEL SINDACATO RIFORMISTA PER AFFRONTARE IL 2009

  

 

Quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno terribile per l’economia mondiale, nazionale e regionale che ha avuto ripercussioni drammatiche sui redditi dei cittadini e sull’occupazione.

Ottomila lavoratori coinvolti in crisi aziendali, oltre seimila inseriti negli elenchi degli ammortizzatori sociali: sono numeri di una crisi devastante che sta interessando l’industria lucana nel quadro di una congiuntura sfavorevole che, tra mercati finanziari in caduta libera e borse «altalenanti », riguarda tutto il mondo.

Le previsioni di Unioncamere sull’economia lucana con indicatori tra i più negativi, come quello riferito al Pil e all’occupazione, rispetto alle altre regioni del Sud, che fanno seguito ai dati dell’Istat sulla povertà che cresce tra le famiglie lucane con un nuovo primato negativo nel Mezzogiorno, rafforzano la strategia della Uil: per contrastare la sempre più allarmante congiuntura finanziaria internazionale c’è bisogno di un Sindacato, autenticamente riformista, che non dica solo “no”, ma che faccia fino in fondo il suo mestiere che è quello di intervenire e concludere accordi con le parti datoriali e le istituzioni.

Lo scenario che emerge è di quelli destinato a far tremare i polsi perchè anche lo 0,7% in meno di posti di lavoro, previsto nel 2009, non sarebbe sopportabile in una situazione di crescente difficoltà da parte di numerose aziende e con l’incremento continuo del ricorso agli ammortizzatori sociali.

In proposito nei giorni scorsi abbiamo proposto l’istituzione di un Nucleo di monitoraggio e intervento e ci sembra ancor di più oggi una proposta utile.

Ci sono pertanto misure urgenti che il Governo deve assumere per il Mezzogiorno e la Basilicata e misure altrettanto urgenti che spettano al Governo Regionale.

        Se il quadro economico attuale della Basilicata rispecchia quello nazionale la “ricetta” proposta alla Conferenza nazionale 2008 della Uil è ancora più utile: serve una politica economica che contrasti in modo efficace e lucida una recessione che oggi e’ l’evento sempre più vicino e non esorcizzabile.

Per questa ragione l’idea-forza su cui rafforziamo ogni impegno è quella di creare lavoro per creare valore, vale a dire il lavoro come fattore fondamentale per creare valore, ricchezza in tutti i sistemi, dall’industria all’agricoltura, dal turismo al commercio, dalla sanità alla Pubblica Amministrazione.

Perciò rilanciamo alla Regione un “patto per il buon lavoro” quello che crea valore, una manovra che impegni subito alcune decine di milioni di euro attraverso misure di aiuto fino al 50% del costo salariale lordo per l’attivazione di contratti a tempo indeterminato.

La Uil nel 2009 rafforzerà ogni impegno per l’unità tra i lavoratori lucani: siamo  preoccupati per le divisioni che si presentano nel mondo del lavoro e per l’instabilità del quadro politico lucano e rivolgiamo un invito a CGIL e CISL a recuperare l’unità d’azione tra i lavoratori e i pensionati lucani  e alle forze politiche di maggioranza e di opposizione a cooperare perché solo così si potrà creare quel clima di fiducia per affrontare il nuovo anno e gettare le basi per uno sviluppo duraturo della nostra regione.

Rispetto agli strumenti da mettere in campo, la UIL ritiene che, di fronte al collasso del nostro sistema industriale occorre partire dalla difesa di quello che abbiamo, sostenendo le attività produttive e i redditi e privilegiando quelle imprese e quei settori che più investono in ricerca ed innovazione. Per realizzare tutto ciò, lo sfruttamento e l’accrescimento delle nostre disponibilità energetiche rappresentano una priorità assoluta , per cui non devono esserci più timidezze o manfrine circa la necessità di dotare la SEL di quegli strumenti operativi capaci di svolgere a pieno il compito di accrescere le disponibilità di energia, di venderla e di metterla a disposizione del sistema produttivo e dei cittadini. Contestualmente, vanno rinegoziati in modo significativo gli accordi con tutte le compagnie che producono energia sul nostro territorio, utilizzando queste nuove risorse per completare e realizzare quelle infrastrutture materiali ed immateriali di cui la regione ha urgente bisogno.

Ma la Basilicata ha bisogno anche di modernizzare il suo sistema scolastico e formativo, collegandolo meglio con il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione e il suo assetto istituzionale, partendo dal completamento della riforma del sistema socio-sanitario e delle Comunità Montane, per misurarsi con la sfida del federalismo fiscale.

A questo proposito, la Regione deve  assumere un ruolo attivo per trasformare  il “ federalismo fiscale “ in una grande opportunità per la Basilicata di accrescere le sue risorse  e trarre maggiori benefici dalle sue ricchezze naturali ed ambientali. Per esempio, i lucani dovrebbero poter contare su un regime fiscale che lasci in loco la tassazione delle imprese che producono sul loro territorio ed avere riduzioni significative sulle attività estrattive di idrocarburi.

Ci sono poi le “partite” relative al presente e al futuro per il polo del Salotto e la Valbasento: nel nuovo anno ci aspettiamo per entrambi i comparti produttivi della provincia di Matera una svolta con programmi in grado di garantire il mantenimento dei posti di lavoro e la ripresa industriale. L’interlocuzione con il Governo (e i Ministri interessati), attraverso i cosiddetti Tavoli tecnici, deve produrre risultati concreti per il rilancio della produzione del mobile imbottito nel polo murgiano mentre la Regione può e deve fare di più non solo per assicurare gli ammortizzatori sociali quanto piuttosto per interventi di riqualificazione professionale dei lavoratori e negli investimenti a favore dell’innovazione. Per la Valbasento non siamo affatto rassegnati alla fine del processo industriale dell’area e poniamo come obiettivo raggiungibile con un impegnativo lavoro di concertazione con le organizzazioni imprenditoriali il reinsediamento di piccole e medie imprese.

Infine la Fiat merita un’attenzione particolare per quello che rappresenta lo stabilimento di Melfi dove la Grande Punto non basta a salvare l’occupazione ed occorrono nuovi modelli.

Se un italiano su due comprasse un'auto Fiat noi dovremmo assumere e non mettere in cassa integrazione. Il problema e' che due autovetture su tre vengono importate. Anche quando si parla di rottamazione, bisogna sapere che se le percentuali non cambiano noi finanziamo le aziende tedesche e francesi per due terzi. Il primo problema da porsi e' questo e bisognerebbe vedere se tutti quelli che, finalmente, si accorgono che l' auto e' importante, comprano automobili Fiat. La Fiat vende in Italia poco piu' di 6-700mila auto o almeno le vendeva; adesso non si sa perche' il mercato e' crollato, ma su due milioni e 200mila vetture che gli italiani acquistano, i due terzi sono prodotti in altri Paesi. Bisognerebbe finanziare la ricerca  - a partire dall’attività del Centro che entrerà in attività quest’anno a Melfi - e lo sviluppo di autovetture sempre piu' ecologiche per ridurre le emissioni e consumare di meno.

Ma il nostro atteggiamento nei confronti della Giunta regionale è chiaro: il sindacato lucano non può più attendere  dal Governo regionale perchè i tempi della politica devono coincidere con quelli dell'emergenza sociale che stiamo vivendo.  

 

Potenza, 09/01/09            

 

  MICHELE DELICIO 

Segretario Generale UIL Basilicata