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RAPPORTO SVIMEZ: BLOCCARE LA NUOVA FUGA DI CERVELLI LUCANI

I dati contenuti nel Rapporto Svimez in relazione al tasso di disoccupazione giovanile, a quello di precarietà e soprattutto alla preoccupante ripresa del fenomeno dell’emigrazione, specie intellettuale, riportano il confronto in atto da qualche tempo sul precariato nella P.A. regionale alla sua “reale” situazione e quindi ai problemi “reali”. Per il sindacato riformista che oltre alla tutela del posto di lavoro ha l’ambizione di diventare il sindacato dei lavoratori di domani, la missione prioritaria non può che essere quella di garantire pari opportunità a tutti evitando contrapposizioni tra precari e disoccupati e quindi “guerre tra poveri giovani”. A sostenerlo è il segretario confederale della Uil Carmine Vaccaro per il quale la base di partenza sono  il tasso di disoccupazione giovanile “ufficiale” (vale a dire statisticamente rilevato attraverso le iscrizioni ai Centri per l’Impiego) pari al 31,4% (media Sud 32,4%) e il tasso di irregolarità del lavoro , per quanto elevato, inferiore rispetto al resto del Sud e riguarda un lucano su cinque. A ciò si aggiunge che tra i 700 mila meridionali che in dieci anni hanno lasciato i paesi d’origine per cercare fortuna altrove ci sono tra i 50-70 mila lucani, di cui gran parte sono giovani diplomati e laureati. L’identikit che traccia la Svimez sull’emigrato del terzo millennio “calza a pennello” sulla realtà giovanile lucana: livello di studio medio-alto, il 24% è laureato, l’80% ha meno di 45 anni, quasi il 50% svolge professioni di livello elevato. E gli stessi ricercatori della Svimez evidenziano che la Basilicata è tra le regioni d’Italia a detenere uno dei più alti tassi di scolarità nella scuola superiore (vicino al 95 per cento). Ma per ogni 1000 iscritti al primo anno di scuola media, 927 sono licenziati e 73 abbandonano; 854 si iscrivono al primo anno di scuola secondaria superiore e 676 arrivano alla maturità; 354 si iscrivono all’università e 114 conseguono il titolo di laurea, di cui 114 lavorano in un arco di tempo tra i 3 e i 5 anni dalla laurea. Di qui – continua Vaccaro – l’impegno ad arginare la fuga dei cervelli se non vogliamo che l’emigrazione diventi una scelta obbligata e non un’opportunità per le proprie legittime aspirazioni di vita. Questo significa che l’iniziativa da svolgere in tema di precariato, liberata da demagogie e populismo, ha un significato ancora più rilevante perché se non si offre una garanzia di futuro ai lavoratori precari presenti in uffici della P.A. regionale, di fatto, si consegna loro un biglietto di sola andata verso il centro-nord o qualche Paese estero”.  

Potenza, 17/07/2009                                             

L’Addetto Stampa