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LAVORO GIOVANILE: CI ASPETTIAMO PRIMI SEGNALI DALLA NUOVA GIUNTA REGIONALE

 

“L’ennesimo rapporto che ci consegna l’Eurispes con l’accentuata volontà dei giovani delle regioni meridionali disponibili a lasciare la propria terra per tentare fortuna altrove, accontentandosi di lavorare in nero, con minori garanzie contrattuali e persino di notte, conferma nella crudezza delle cifre il crescente disagio delle giovani generazioni”. E’ quanto sottolinea il segretario provinciale di Potenza della UIL Carmine Vaccaro per il quale “tra i primi segnali che il sindacato attende dalla nuova giunta regionale c’è sicuramente il mantenimento degli impegni annunciati dal Presidente De Filippo in occasione della conferenza stampa di inizio anno per avviare le procedure relative a bandi di concorso per assunzioni negli uffici regionali,  per mettere in campo progetti in grado di arginare l’emorragia intellettuale e di trasformare la formazione in reale strumento di avviamento al lavoro. Considerando che il tasso di disoccupazione, nel III trimestre 2008, nelle aree del Sud si attesta all’11,1%, un valore, questo, quasi il doppio di quello medio italiano, e che si tratta di dati al di sotto della domanda reale di occupazione da parte dei giovani meridionali e lucani (anche se di recente sembra siano tornati ad iscriversi ai Centri per l’Impiego) – afferma Vaccaro – è comprensibile l’atteggiamento diffuso tra le giovani generazioni ad accettare qualsiasi tipo di offerta di lavoro fuori regione. Come conferma l’Eurispes inoltre sono soprattutto i giovani laureati, diplomati o comunque professionalizzati, senza distinzione di sesso, a vivere la condizione di maggiore disagio rispetto alle proprie aspirazioni personali e nella maggior parte dei casi ad “adattarsi” verso attività precarie ed in nero.

Tra le tre classi di età si riscontra una maggiore propensione nei giovani di età compresa tra i 18 e i 23 anni, ai cambiamenti e a nuove esperienze, probabilmente per la minore presenza di legami stabili e per la possibilità di considerarla una esperienza temporanea di arricchimento professionale e personale. Ma deve allarmarci la generale tendenza verso la precarizzazione del lavoro: più di un giovane occupato su due ha dichiarato una tipologia contrattuale precaria. È chiaro – afferma Vaccaro - che un lavoro precario non consente né l’ingresso continuativo nel mondo del lavoro, né l’indipendenza economica, ed è altrettanto chiaro che i giovani che si trovino a lavorare con contratti a termine, rimangono intrappolati nella propria condizione, a prescindere da quale sia il loro desiderio, con l’impossibiità di progettare il proprio futuro in maniera del tutto indipendente da aiuti esterni”.

 

Potenza, 28/01/09                                                    

L’Addetto Stampa