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LA NUOVA MISSIONE DEL SINDACATO RIFORMISTA

 

Un anno fa, il 22 gennaio 2009, Uil, Cisl ed altre Confederazioni hanno sottoscritto con il Governo e le Associazioni datoriali l’Accordo Quadro sulla riforma del modello contrattuale.

Ad un anno di distanza, non possiamo che ritenerci soddisfatti dei risultati raggiunti attuando le nuove regole e mettendo in pratica il sistema di relazioni sindacali ed industriali che da esse deriva. Sono stati firmati cinque contratti significativi (telecomunicazioni, metalmeccanici, alimentaristi, cartai, chimici) di cui quattro unitari, con i quali abbiamo contribuito a migliorare la vita e le condizioni lavorative di milioni di lavoratori, senza alcuno sciopero e rispettando le scadenze naturali.

Auspichiamo che si prosegua lungo questa strada per la chiusura dell’intero ciclo dei prossimi rinnovi, e che, nel prossimo futuro, anche la Cgil contribuisca a definire contratti unitari. Nonostante le difficoltà che pur ci sono state, dunque, il primo bilancio ad un anno di distanza è più che positivo.

Ma il cosiddetto “anniversario” assume un aspetto ancora di maggiore rilievo alla vigilia del nostro congresso regionale (Potenza, venerdì 29 gennaio) in quanto rappresenta una delle tappe lungo il percorso che abbiamo scelto per attuare quell’ambizioso progetto che abbiamo indicato con uno slogan: “dalla crisi alla sfida riformista rilanciando un nuovo protagonismo sociale”.

Dunque, la contrattazione nazionale deve valorizzare gli aspetti della condivisione, la contrattazione aziendale deve valorizzare il merito, la disponibilità alla formazione, l’impegno che si mette nel lavoro, la capacità di padroneggiare l’innovazione, un diverso rapporto con l’orario di lavoro ed abbiamo anche sfatato il “tabù” del salario di ingresso. E’ questo il “cuore” della mission ideale, moderna e concreta della Uil definita con questa stagione congressuale che in Basilicata ha visto la celebrazione di tutti i congressi delle categorie. I gruppi dirigenti di tutte le categorie, i componenti delle Rsu, gli iscritti, a centinaia intervenuti nei dibattuti dei rispettivi congressi di categoria, hanno condiviso l’obiettivo di  fare un salto di qualità,per  confrontarsi con i cambiamenti sociali ed economici intervenuti, con un assetto politico e istituzionale molto diverso.

 Serve ai lavoratori e al Paese un sindacato tutto diverso, di più, un modello sociale differente da quello che abbiamo conosciuto. E per questo va battuto il conformismo che impera oggi nel e tra i sindacati.

Dobbiamo scegliere con decisione la via di una democrazia superando la vecchia dicotomia tra il sindacato organizzazione e il sindacato movimento. Con passaggi ben chiari, già attuati nella pubblica amministrazione, ma da estendere a tutto il mondo del lavoro. Deve valere il voto degli eletti, la democrazia delegata. Questo sindacato potrebbe superare la crisi che stiamo vivendo.

Un sindacato che non rifiuta il conflitto, insito nel processo democratico, ma chiude l’idea dell’antagonismo ed è in grado di proporre in termini concreti l’idea di giustizia sociale che è propria del sindacalismo confederale.

Ma il progetto riformista richiede un passaggio fondamentale e non più rinviabile: il sindacato  deve liberarsi delle ideologie, essere più pragmatico, capire che i lavoratori ti danno la delega in base ai risultati che pensano di avere da te.

Un progetto che ha un particolare significato nella realtà della Basilicata in una fase delicata del passaggio dalle riforme di carta a quelle reali che non si fermino solo alla riorganizzazione della governance locale per incidere sui meccanismi e sull’efficacia della spesa e della gestione dei programmi e progetti di sviluppo e nuova occupazione.

E’ questa la vera risposta alla crisi economica, dalla quale si deve uscire con una società più giusta.

 

Potenza, 23/01/2010                                                                            

L’Addetto Stampa