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DICHIARAZIONE DI CARMINE VACCARO

Segretario Generale UIL Basilicata

 

Lo sciopero della FIOM CGIL non è stato a difesa degli interessi dei lavoratori, ma “sale sulle ferite” di una unità sindacale che in Basilicata rischia di andare alla deriva.

E’ veramente singolare che si gridi alla emarginazione di un sindacato dal confronto sul rinnovo del CCNL dei metalmeccanici, quando la stessa FIOM si è “auto prodotta” una piattaforma contrattuale velleitaria e slegata da qualsiasi contesto economico e sociale, pretendendo sulla stessa una convergenza di UILM e FIM.

Le regole democratiche non possono essere stravolte a seconda delle convenienze, né si possono confondere con l’arroganza e la prevaricazione, come spesso succede alla SATA di Melfi.

Le consultazioni democratiche vanno fatte sempre, anche quando bisogna decidere le azioni di lotta o gli scioperi, non si possono adottare due pesi e due misure.

Nel merito della trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, la UILM e la FIM sono state costrette a presentare una loro piattaforma che hanno discusso con i loro iscritti e simpatizzanti che tiene conto della necessità di far crescere i salari in modo adeguato, ma anche di fronteggiare una crisi economica ed occupazionale planetaria che sta determinando la chiusura di molti stabilimenti, soprattutto in Basilicata.

La somma di 113 euro, tra l’altro, più la parte aggiuntiva sul salario legato alla contrattazione integrativa rappresentano una richiesta notevolmente superiore a quella che hanno concordato unitariamente altre categorie, come dimostrano i 90 euro nel pubblico impiego.

Quello che si fa fatica a comprendere è che mentre sugli altri contratti, su basi economiche inferiori, si fanno accordi insieme alla CGIL, solo con la FIOM non si può dialogare?

La UIL perciò ritiene che parlare di confronto democratico è solo un modo per giustificare le drammatiche contraddizioni di un sindacato che persegue obiettivi politici e non sindacali.

Quanto alla modifica e “in profondità” di “modello, ruolo e funzione” del sindacato, dovrebbe essere un tema di confronto comune, se insieme vogliamo intercettare i nuovi bisogni che emergono dalla società e dal mercato del lavoro. Se non facciamo una riflessione seria su questi aspetti rischiamo di non rappresentare più nessuno, dopo di che l’autonomia e la coerenza potranno tranquillamente andare a farsi benedire.

Su questo tema dell’autonomia, infine, non è nostro costume entrare nel merito delle scelte altrui, basta però che non diventi un alibi per fuggire dalle proprie responsabilità, per cavalcare il disagio della gente, per buttare fango su chi legittima la sua azione sindacale sul consenso dei lavoratori, ma anche sui risultati che riesce a portare a casa. E se un sindacato abdica alla sua funzione primaria di rinnovare i contratti, allora sì che cambia la sua natura. Ma ciò non sarebbe un problema se a rimetterci non fossero le tasche dei lavoratori!

 

Potenza, 10 ottobre 2009                                                           

                                                                                                                                                                                                     L’ Addetto Stampa