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LAVORO: RAPPORTO UIL, TROPPE CRITICITA’ NEL SUD E IN BASILICATA

 

Cosa succede nell’italia che lavora? Cosa  è avvenuto nei 18 mesi  tra Gennaio 2008 e Giugno 2009? Quante persone sono state avviate al Lavoro? Quanti  Lavori sono stati interrotti? Quale tipo di lavoro è stato utilizzato?

 

A queste domande la UIL prova a rispondere analizzando e rielaborando i dati delle “comunicazioni obbligatorie”, una procedura che le aziende (tutte) devono fare nel momento in cui avviano una persona al lavoro o al momento della cessazione di un lavoro.

 

Tra giugno 2008 e giugno 2009, cioè tra il “prima” e il “durante” la crisi, mancano all’appello 557 mila posti di lavoro. Scomparsi “tra il minor numero di contratti attivati e il maggior numero di cessazioni dei rapporti di lavoro”. Un saldo negativo che può arrivare fino a un milione e 27 mila posti di lavoro persi, se si aggiungono i 470 mila lavoratori in cassa integrazione tuttora ‘a rischio’. E’ questa la fotografia dell’occupazione in Italia scattata dal Servizio Politiche del Lavoro e della Formazione della Uil, che - sulla base delle comunicazioni obbligatorie che tutte le imprese sono tenute a presentare - ha calcolato il numero di contratti ‘attivati’ e quelli ‘cessati’ in un anno esatto, nei mesi a cavallo della più grande recessione economica dal dopoguerra.
“Il Mezzogiorno - è il commento del responsabile Politiche del Lavoro Uil Guglielmo Loy - è inequivocabilmente, l’area in cui vi è stata la più bassa incidenza di trasformazioni dei contratti a termine, part-time, apprendistato, tirocini e altre forme flessibili di lavoro in contratti standard (tempo pieno e/o indeterminato)”. Ma anche rispetto al totale nazionale dei rapporti attivati, solo il 3 per cento è stato trasformato in contratti standard, vale a dire a tempo pieno e/o indeterminato.

 

“I dati del rapporto - ha osservato il segretario generale regionale della Basilicata Carmine Vaccaro – forniscono chiavi di lettura utili ad aggiornare la specifica situazione del mercato del lavoro in Basilicata. Di fronte a questa situazione ciò che si deve fare è rivedere le regole a partire dalla normativa sugli ammortizzatori sociali e gli strumenti di copertura. In sostanza deve cambiare la norma che permette alle aziende di abusare di forme di lavoro debole. Le aziende, è vero che devono conoscere bene il lavoratore, magari allungando il periodo di conoscenza, ma questo poi deve avere un tempo definito e soprattutto un prezzo - ha sottolineato  il segretario della Uil - per la rioccupabilità delle persone espulse dalle fabbriche”.

 

A questi dati vanno aggiunti i lavoratori e le lavoratrici a rischio del posto di lavoro che, secondo le stime UIL sulla cassa integrazione, a Giugno 2009 sono oltre 470mila con un aumento di 380 mila persone rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Non è difficile presumere, seppur non vi è il dettaglio del dato, che molto probabilmente il saldo negativo tra rapporti di lavoro attivati e cessati nel periodo gennaio 2008 e giugno 2009, sia stato altamente influenzato dai contratti a tempo determinato scaduti e non rinnovati. Prova ne è l’alta percentuale delle cessazioni (l’89,5%) che ha riguardato, in questo periodo, i contratti a tempo determinato.

 

Così come occorre prestare attenzione al “dato di genere” che vede, nel periodo gennaio 2008-giugno 2009, le lavoratrici più svantaggiate, rispetto agli uomini, per tipologie contrattuali utilizzate per le assunzioni (tempo indeterminato e apprendistato).

Con riferimento all’analisi del dato per macro area, il Mezzogiorno si caratterizza per la più bassa percentuale dei contratti trasformati in rapporti di lavoro a tempo pieno e/o indeterminato, rispetto alle altre aree del Paese.

 

Potenza, 20/10/2009                                                           

L’Addetto Stampa