Articoli filtrati per data: Luglio 2020

Non solo i numeri degli effetti della pandemia – la riduzione dell’occupazione al primo trimestre dell’anno è stata di 7mila unità rispetto al trimestre precedente; gli inattivi crescono in 3 mesi di 12mila unità – il settimo Rapporto che il Centro Studi Uil Basilicata dedica, come ogni anno, al mercato del lavoro, contiene anche quella che i ricercatori – Sofia Di Pierro, Gianpiero Tetta e Annalisa Percoco – coordinati dal presidente del Centro Giancarlo Vainieri definiscono l’Agenda del rilancio. Perché – come sostiene Giorgio De Rita, segretario generale del Censis – “la Basilicata ha tutte le caratteristiche per affrontare e superare i ritardi accumulati”.A moderare i lavori il caporedattore del Tg3 Basilicata Oreste Lopomo che nel presentare i relatori ha richiamato i valori di “comunità” e “prossimità” indispensabili per ogni sforzo verso il superamento dell’emergenza pandemia che è emergenza sociale. Intanto, è verosimile che si passi dal PIL regionale di 12,5mld del 2019 ad una previsione stimata di 11,7mld per il 2020 con un impatto totale della variabile Covid valutata al 6,8%.
Giancarlo Vainieri. “Si sa che dopo le crisi (es. 2007) la ripresa stabile, in Basilicata – sottolinea Giancarlo Vainieri – si manifesta mediamente con tre anni di ritardo. Stavolta sarà anche peggio. Rischiamo di non avere, nemmeno a dieci anni di distanza, una crescita cumulata. E allora occorre una proposta di rottura, avanzata anche dalle parti sociali, in particolare dalla UIL Basilicata. Gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti a consentire una ripresa economica, in Basilicata, in tempi anche soltanto medi. Bisognerà pensare ed adottare, con immediatezza, strumenti straordinari”. Vainieri lo definisce “un piano road-map” nel quale stabilire profili e scenari produttivi ed occupazionali nei grandi quadri dell’economia e della società regionale post Covid-19: il manifatturiero, l’agricoltura attraverso l’agroalimentare e la ruralità sostenibile, l’accelerazione dei lavori pubblici e dei piani di rigenerazione urbana, la rete tra Università, Enti di ricerca e le imprese, l’innovazione verde e la transizione energetica. Progetti di investimento orientati alla digitalizzazione. Un Piano che, tuttavia, sia principalmente una grande manovra-ponte di sostegno di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi. Un accompagnamento, un transito di formazioni sociali più deboli verso lo scenario della ripresa regionale.
Planimetria sociale di una regione oltre la perdita. Un eco-sistema di valori per il post Covid: l’agenda del rilancio. Per grandi schemi si può formulare un’agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare in un’Azione di investimento sociale: • la prima consegna è l’urgenza di costruire un catalogo di nuove politiche formative e del lavoro. • Il secondo fenomeno da tradurre in un reticolo di politiche del lavoro attiene la sfera della inattività e della non occupazione. Qui la crisi comprime le energie nuove di giovani,didonne,di figure temporaneamente ritirate dal lavoro. È l’universo di figure da riportare allo scoperto di una nuova crescita, iniezioni di credito sociale e di investimenti (vedi Matera 2019) possono assorbire le sacche di inattività. • Il terzo fenomeno, da riportare sotto l’ombrello di più nuove e permanenti politiche sociali, è l’area delle persone e famiglie emarginate. Già nel 2019 cresce la propensione all’impoverimento socio-conomico e demografico della regione. In Basilicata nel 2008 erano circa 230mila le persone che vivevano in famiglie a rischio povertà ed esclusione. Le persone emigrate dalla Basilicata sono oltre 61 mila tra il 2002 e il 2018, di cui quasi 3.700 nel solo 2018. I giovani sono 31mila, 9mila circa i laureati. Il saldo, al netto dei rientri, è negativo per quasi 33mila unità (L. Bianchi). L’esclusione giovanile si sostanzia in 36 mila giovani (15-34 anni) risultano non occupati e non in istruzione e formazione (NEET). Si tratta di circa il 28% dei giovani lucani di cui 6mila sono laureati. Un comparto già oggetto di sostegno, interessato da trasferimenti a famiglie e istituzioni sociali, la prima voce di spesa corrente (40,2%) del settore pubblico in Basilicata. Ma ciò non basta. Servono cospicui ed aggiuntivi interventi di rinforzo sociale per l’impatto Covid. • Il quarto fenomeno da riporre nella cassetta del Piano post-Covid discende dalla lista della occupazione per settori da candidare alle scelte di una nuova ripresa. Dove intervenire, partendo da un flashback sulle suscettività degli anni precedenti? In retrospettiva l’occupazione per i settori produttivi e sottosettori nel biennio 2018/19 dimostra una prevalenza vistosa dei servizi (63%) ed un marcato asset dell’industria (32%).
Giorgio De Rita, CENSIS. Due chiavi di lettura del Rapporto 2020: l’attesa per trovare le parole giuste e le giuste motivazioni per chiedere di più alle Istituzioni e alla politica; l’attesa per mettere in azione una torchiatura straordinaria della società lucana affrontando con forza i nodi strutturali che la aggrovigliano. Capacità di rinnovare e innovare le istanze verso il governo pubblico dell’economia e della solidarietà sociale e capacità di risolvere i nodi strutturali della Lucania sono le pre-condizioni che ancora non sembrano avviate a soluzione e la cui fragilità di attuazione rallenta ogni idea, piano, programma di sviluppo, di rilancio dell’occupazione e del reddito, di formulazione di nuovi strumenti di tutela dei più deboli e d’inclusione sociale di quanti, troppi, oggi sono ai margini della vita collettiva. …Il Rapporto presentato nei suoi tratti essenziali va letto anche in controluce. Nel suo aspetto più piano, con le sue lucide rappresentazioni della realtà e delle difficoltà da affrontare, come nelle sue indirette implicazioni, nelle opportunità che la pandemia da Covid19, inaspettatamente, regala al nostro Paese e alla meravigliosa terra in cui trovare la misura delle cose. Sembra difficile trovare, in un contesto così tanto drammatico e complesso, il lato favorevole. Eppure, non è vero che sia stata la pandemia a determinare la paura e l’attesa. Erano già in precedenza tempi dominati dall’incertezza, dalla preoccupazione per la salute non meno che per le prospettive economiche e sociali. …Una forzatura del ragionamento (e della realtà delle cose) utile a dare concretezza all’analisi porta a considerare come esempio di questa forza della post globalizzazione come chiave favorevole dello sviluppo della Basilicata proprio l’esperienza di Matera 2019. La necessità di non disperdere il lavoro di promozione e di sedimentazione intellettuale di città capitale della cultura, di mettere rapidamente a valore il capitale accumulato impone un’uscita in avanti, oltre la globalizzazione dei flussi, degli arrivi, degli eventi e di ritrovare la misura delle cose. Analogamente questo vale per Melfi, per Potenza, per le altre città intermedie della Basilicata. Vale per il modello di sviluppo delle aree interne. Vale per gli strumenti finanziari, a partire dal Fondo unico per lo sviluppo o dalle royalties del petrolio. Per tutti sembra aprirsi un tempo nuovo, un tempo e dei luoghi in cui conviveranno paura e preoccupazione con aspirazione e coraggio.
Commento al Rapporto CSSEL 2020 di Vincenzo Tortorelli, Segretario Regionale Uil Basilicata. La Basilicata, insieme ad altre regioni del Sud, avrà il privilegio di ripartire con una situazione sanitaria complessiva molto buona, se confrontata con il resto del Paese, e potrà, quindi, essere in una posizione favorita per attrarre flussi di persone e investimenti in condizioni sanitarie più sicure. Si apre un “nuovo mondo”, e, quindi i settori-driver dello sviluppo cui si pensava prima dell’emergenza sanitaria dovranno essere riprogettati. Non si tratta dell’ennesimo Grande Piano di Spesa Pubblica disegnato a tavolino, da calare poi sui territori indipendentemente dal contesto e senza incorporare i saperi locali. Si tratta piuttosto di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente come si fanno le cose e come si usano i poteri e denari pubblici. Come sfondo a questo nuovo mondo della regione che verrà le parole d’ordine sono: cura delle persone, istruzione/formazione, cultura, intrattenimento, beni alimentari prodotti da filiere corte, turismo di prossimità e rarefatto, energia elettrica auto-prodotta, qualità abitativa, nuove forme di mobilità flessibile. La sfida ora è tutta politica, nel senso alto della capacità di praticare un’idea di futuro della regione. Il confronto con la giunta regionale – lo diciamo in stretta sintonia con Cgil e Cisl – deve cambiare per diventare più costruttivo e foriero di modifiche profonde nei mondi vitali della regione. La sfida che lanciamo è di ridefinire un vero Piano Strategico di sviluppo regionale, compartecipato e condiviso da larghi starti della società lucana. Decisivi sono i piani di settore, mettendo a posto le tante filiere produttive sconnesse. Conta il tema della sostenibilità ambientale, delle risorse energetiche, di quelle sociali, demografiche, del welfare e dell’invecchiamento. Un patto tra una forte comunità di cura, un sistema di protezione sociale, ed il mondo dell’impresa e del lavoro. Un modello di sviluppo più sociale che economico a ‘marca lucana’. L’attesa è durata troppo e la pazienza sta per finire. Ecco il ‘Documento unitario è proprio questo: la prospettazione, senza pretese esaustive, dei terreni di lavoro comune e di nuove ineludibili scelte politiche. L’idea di fondo è che la Basilicata, con una programmazione ‘vera’, dovrà ripensarsi dentro un sistema che metta in sicurezza l’ambiente rafforzi la piattaforma logistica agroindustriale e in pari tempo riunisca in un quadro sostenibile le risorse del petrolio e la vocazione delle aree interne, consolidando così la sua funzione non solo di cerniera ma anche di vero polo produttivo lucano ‘di mezzo’ fra i due distretti metropolitani campano e pugliese.
Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil.La Uil guarda con forte preoccupazione al presente e futuro della Basilicata così come emerge dal Rapporto presentato oggi dal Centro Studi e che rispecchia in generale la situazione del Sud. Per questo chiediamo al Governo grande attenzione al Mezzogiorno. Abbiamo apprezzato la proposta di incentivare le assunzioni attraverso lo strumento del sostituto di imposta. Ma è solo un primo passo. La Basilicata e il Sud hanno bisogno di investimenti, infrastrutture, reti materiali ed immateriali per mettere definitivamente fine al Paese che procede a due velocità non solo per la mobilità dei cittadini quanto sui diritti delle persone che nelle regioni del Mezzogiorno non hanno pari opportunità di quelle del Nord. Penso in particolare alle infrastrutture sociali e proprio la Basilicata è tra le regioni che registra la più alta percentuale di mobilità sanitaria, di persone che si rivolgono ad ospedali e strutture sanitarie del Nord. Le novità annunciate, nelle ultime ore, da Fca ed Invitalia-Mise per lo stabilimento di Melfi della Fca sono la testimonianza che la Basilicata e il Sud hanno risorse per farcela. Ma in una fase straordinaria come questa che viviamo – e condivido la scelta di prolungare a metà ottobre lo stato di emergenza sanitaria – servono soluzioni straordinarie a cominciare da strumenti che consentano di spendere velocemente ed efficacemente le risorse che arriveranno dall’Europa. Anche per questo abbiamo proposto un Patto per il rilancio del Paese con un tavolo al quale siedano tutti i soggetti sociali ed istituzionali rispettando il ruolo facendo prevalere la responsabilità. Quanto ai rapporti con Confindustria, devo registrare che non ci sono rapporti con il nuovo Presidente che non ha mai voluto incontrarci. Non vorrei si affermasse un’idea di sostituire i leoni di tastiera con i proprietari dei giornali. Continuiamo a credere che la responsabilità debba prevalere per il bene del Paese.

La diminuzione delle nascite che segnala l’Istat con la Basilicata indicata tra le regioni al Sud a più pesante primato negativo in termini di perdita di popolazione (-0,97%), da una parte e lo studio della Cgia di Mestre, dall’altra, che segnala il sorpasso del numero di pensioni erogate rispetto al numero dei lavoratori occupati, rafforzano il nostro grande sforzo di progettazione sociale per un nuovo modello di Paese e di Basilicata ancor più necessario nel dopo Covid 19.

E’ quanto sostiene il segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli per il quale di fronte allo scenario di Italia senza futuro così come  prende corpo dalla lettura del Bilancio demografico nazionale Istat 2019,  per invertire la tendenza della crescita pensionistica esponenziale oltre ad imponenti politiche per fronteggiare la denatalità, ancora inconsistenti, e da sostenere con manovre europee, occorre un forte ed energico impulso alla crescita dei sistemi loco-regionali. Senza sottovalutare ulteriormente che Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico con 215 mila pensioni e 187 mila occupati”.
Per Tortorelli “è apprezzabile il metodo avviato dal Governo centrale , ma decisiva è la traduzione delle tre-quattro idee di fondo (economia verde, infrastrutture, innovazione..)  in una tempestiva azione di governo percepibile e tangibile dall’insieme degli interessi e delle grandi categorie del lavoro e della produzione che sono il motore della ripresa cercando di affermare un punto di vista del lavoro e le ragioni ed il vissuto di larghe fasce popolari.
C’è bisogno di politiche di incremento netto dell’ occupazione, sia di quella di medie alte specialità, sia di profili meno elevati, presidiando con politiche formative e di sostegno dei mercati locali, strutturando le politiche attive e alleanze per il lavoro sui territori che favoriscano le diverse forme di assunzione e separando le politiche del sociale ed assistenziale da quelle finalizzate al lavoro.
Non si può fare più come prima. I tempi sono straordinari,  richiedono scommesse audaci, un muovere le cose  con un processo di cambiamento compartecipato tra Governo e forze sociali. Con scelte  politiche economiche locali  più aggressive per la tenuta sociale ed i nodi strutturali interessati dall’impatto Covid. Manovre poderose ed una ragionata selezione dei campi da modificare e degli obiettivi da perseguire.
Per grandi schemi si può formulare una agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare in una Azione di investimento sociale fondata su di un nuovo modello di prossimità, di valorizzazione dei borghi, di fertile crescita del fattore impresa locale legato all’ambiente ed alle caratteristiche del territorio e del nostro lavoro.

Si è tenuta stamattina a Potenza, nella sede UIL Basilicata di via Napoli, la conferenza stampa di CGIL, CISL e UIL sulla sanità lucana, dalla gestione dell’emergenza sanitaria al modello di riordino da parte del governo regionale il cui giudizio, se dovessero essere confermate le ipotesi in atto, non può che essere di profonda insoddisfazione.

All’incontro con la stampa è stato presentato il documento unitario “Prima i bisogni di salute dei lucani. Si parta dai contenuti e non dal contenitore” che contiene una serie di valutazioni e proposte alla giunta regionale al fine di tutelare il diritto alla salute e al lavoro.

 

In allegato il documento integrale.

Nell’intervento al Consiglio Confederale della Uil di venerdì scorso il segretario Vincenzo Tortorelli ha lanciato un nuovo allarme: per le “ricadute” sociali ed economiche della pandemia c’è il rischio per tanta parte della società e dell’economia lucana di non farcela, anche nel medio tempo.

Segretario Tortorelli, chi sono i lucani che rischiano di non farcela?

A pagare il prezzo più alto è la popolazione in età da lavoro. Persone che chiedono aiuto. La Uil attraverso il suo Centro Studi lo sta rappresentando in questi giorni con indagini partendo da una valutazione: le fragilità sociali aumentano vertiginosamente!

A rischio c’è dunque la larga fascia di lavoratori e famiglie che si trovano tra occupazione e sospensione dell’attività produttiva: sono i 12mila cassaintegrati con perdite oscillanti intorno a 400/700

al mese; altrettanto per chi ha fruito di congedi parentali, con gravi conseguenze sulla capacità di reddito. Ci sono circa 20mila lavoratori lucani irregolari (800mila nel Mezzogiorno).

Ancora ai margini del mercato del lavoro i richiedenti il Rem, con 2.700 domande; gli 8mila disoccupati in cerca di prima occupazione esclusi dal mercato del lavoro nei prossimi mesi (500mila al Sud).

 

Dunque chi è già precario potrebbe restarlo per sempre?

E’ un altro rischio. Noi guardiamo con rinnovata attenzione a quelle fasce sociali a metà tra attività ed inattività. È il caso degli impieghi forestali assommabili a circa 6.000 unità; il contingente della disoccupazione e del lavoro agricolo immigrato di circa 15.000 unità; quello del reddito di cittadinanza intorno alle 12mila unità. Il ‘resto’ del mondo delle fragilità è riferibile al lavoro nero. Nel ‘purgatorio’ della ‘non attività’ spicca poi la fascia dei pensionati per invalidità ed accompagnamento per circa 25.000 unità. Nel complesso un’articolata sociale di circa. 50/60mila figure e famiglie di lucani sottoposte ai gravi disagi provocati dalla crisi Covid-19.

Un altro conto della precarietà è il mondo del lavoro autonomo, della stagionalità e atipicità di matrice lucana. Un perimetro di circa 57mila unità (richiedenti bonus 600 euro su dati Inps).

Sono tutte fragilità che coinvolgono classi e generazioni diverse. I più giovani impegnati nello spettacolo, nella cultura e soprattutto gli stagionali nei settori economici del turismo. Poi i cinquantenni del settore agricolo, i parasubordinati, i professionisti con partite Iva, numerosi nella classe di età intermedia 30-49 anni.

 

Ma a cosa servono gli strumenti di aiuti messi in campo?

È chiaro che gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti. Il sistema ha necessità di uno scuotimento.

Servono due grandi piani per legare l’emergenza allo sviluppo. Un Fondo di investimento sociale regionale, una grande manovra-ponte di sostegno, di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie

colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi da Covid.

Per grandi schemi si può formulare un’agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare

in un’azione di investimento sociale fondata su di un nuovo modello di prossimità, di valorizzazione dei borghi, di fertile crescita del fattore impresa locale legato all’ambiente ed alle caratteristiche del territorio e del nostro lavoro.

Sempre nel Consiglio Confederale ha lanciato un’idea suggestiva di una regione come ‘organismo-sociale’ che aiuta e transita le tante fragilità sociali verso un nuovo mondo. A cosa

pensa di preciso?

Innanzitutto alla riprogettazione dei settori-driver dello sviluppo per ricavare nuovo lavoro. In una visione di Green New Deal e di transizione energetica, con un vero scambio generazionale.

Abbiamo bisogno di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente “come” si fanno le cose e “come” si usano i poteri e denari pubblici. È evidente che facciamo fatica a ritrovare nell’attuale compagine di governo regionale una chiara visione delle cose da fare, un vero e proprio progetto strategico.

C’è una sorta di arroccamento e di spaesamento della Giunta regionale che rischia di portare lontano l’Istituzione dai bisogni reali della comunità regionale. Sfugge l’impianto delle decisioni e delle scelte che appaiono separate e settoriali. Penso, per tutte, alla faticosa risalita, nel dopo Covid, delle funzioni

dell’assistenza sanitaria mentre si presenta uno schema di riordino centrato su due mega aziende, senza ripartire da una rivisitazione complessiva tra ospedale e territorio superando le criticità e le inefficienze registrate e senza interpretare i nuovi emergenti bisogni di salute.

Ora deve essere chiaro che spetta al Governo regionale, superando limitate visioni pregiudiziali nelle

relazioni sindacali, formulare una proposta compiuta di pianificazione che comunque tarda ad arrivare.

 

E i tavoli virtuali e più di recente con le presenze fisiche che il presidente Bardi ha convocato cosa hanno prodotto?

A quei tavoli ci è stato chiesto di fare proposte sui diversi temi, ma è evidente il rischio di cadere nella frammentazione e nella deriva dispersiva di opere ed interventi slegati da una visione complessiva.

È sempre in agguato il pericolo dello spezzettamento delle questioni. Nei limiti dati, abbiamo accettato unitariamente, con Cgil e Cisl, di sederci ai tavoli pur dopo le sconsiderate battute ed accuse di essere

ancorati a posizioni ottocentesche.

In un confronto serrato e dettagliato con il presidente cerchiamo comunque di censire, settore per settore, dal turismo all’agroindustria al terziario, un elenco delle cose da fare e da tradurre in scelte operative. È chiaro comunque che, insieme a risultati ed obiettivi conseguiti in questo lavoro congiunto

ai tavoli di settore, noi dobbiamo essere sempre vigili e sempre meglio attrezzati a rappresentare i programmi e le cose da fare, con completezza per definire lo scenario le battaglie del nuovo sviluppo.

Per rilanciare i temi di fondo e le azioni da intraprendere per indirizzare la ripresa. E su questi temi impegnarci per concordare intese con le alte forze sociali.

C’è il problema di fondo di una ripresa seria, approfondita del confronto istituzionale. Dobbiamo essere consapevoli che qui c’è un problema. Bisogna fare una battaglia per riprendere a pieno titolo le relazioni istituzionali e farne comprendere il valore generativo di sviluppo ed avanzamento sociale.

Ci riassume i punti cardine della vostra proposta?

Vado per titoli. La crescita Smart. Sviluppo, crescita e competitività dei comparti produttivi strategici per il territorio. Pacchetti localizzativi destinati a nuovi investitori. Puntare ad attrarre imprese del settore farmaceutico, biomedicale e delle attrezzature sanitarie ed igieniche. Imprese agroindustriali, stante la necessità di rilocalizzare tale filiera, per “accorciarla” dal punto di vista geografico, avvicinandola maggiormente ai consumatori.

Imprese dell’Ict, dei servizi on line, dell’e-commerce e della logistica on line che con la crisi sanitaria, hanno conquistato nuove quote di mercato. Pmi operanti nella componentistica per la produzione di energia rinnovabile. Rafforzamento del settore portante dell’automotive. La Rete tra Università, Enti di Ricerca e Imprese. Giovani, tecnologie e saperi. L’Innovazione Verde e Transizione Energetica. La svolta green per l’ambiente e l’energia. La cultura del Territorio. Agricoltura, agroalimentare e ruralità

 

Cosa manca per un sindacato all’altezza della sfida post Covid?

Serve un sindacato critico e costruttivo che tuttavia tiene ben chiaro in testa la prospettiva di regione per cui si batte. Le nostre idee di sviluppo devono trovare una maggiore convinzione nelle nostre battaglie e nel lavoro di rappresentanza delle categorie e di un più vasto mondo del sociale. Un lavoro di riconquista, di fiducia, che, intorno alla rivendicazione di un nuovo modello di evoluzione della nostra regione, si possano ritrovare le istanze per reinventare la regione e reinventare il Paese: sostenibilità, green economy, riforma fiscale e infrastrutture, mobilità. Puntando su un nuovo vitalismo della società, come dice De Rita (Censis), dobbiamo essere in grado di dare risposte a domande insistenti:

quali sono gli spiragli di una ripresa possibile, come riprendere (sia pure in discontinuità) il ciclo di un nuovo sviluppo aperto?

Non si può fare più come prima. I tempi sono straordinari, richiedono scommesse audaci, un muovere le cose con un processo di cambiamento compartecipato tra mondo istituzionale e sistema della rappresentanza sociale, con scelte politiche economiche locali più aggressive per la tenuta sociale ed i nodi strutturali interessati dall’impatto Covid.

Dunque: manovre poderose ed una ragionata selezione dei campi da modificare e degli obiettivi da perseguire.