Articoli filtrati per data: Settembre 2020

Anche in Basilicata, come in tutto il Paese, questi lunghi mesi di pandemia hanno insegnato quanto preziosa sia la funzione di tutto il sistema pubblico in un contesto di emergenza sanitaria. Lo smart working nella fase più acuta e il ritorno in ufficio nelle ultime settimane hanno consentito di dare risposte a cittadini, famiglie, categorie sociali, imprenditori. E’ quanto sostiene una nota congiunta delle segreterie confederale Uil, Uil-Pa, Uil-Fpl Basilicata.

Nel sottolineare che la Basilicata è ottava in Italia per numero di dipendenti pubblici ogni mille abitanti, ma quintultima come percentuale di variazione del numero di dipendenti negli ultimi cinque anni a riprova che nonostante l’alto numero di pensionamenti e di ricorso a Quota 100 da troppo tempo non si assumono nuovi dipendenti, nella nota si ribadisce che la Pubblica Amministrazione costituisce uno degli asset strategici per lo sviluppo della regione e del Paese.
È per questo che chiediamo a Governo e Regione di prendere una posizione chiara sulla gestione delle importanti risorse che il Paese avrà a disposizione, tutte incluse: dalla legge di bilancio al Recovery Fund, fino al MES.

Un primo passo fondamentale per dimostrare la centralità strategica della P.A. nella nostra regione è il rientro al più presto e in totale sicurezza di tutti i dipendenti, nel pieno rispetto delle misure concordate nell’ultimo protocollo di sicurezza sottoscritto lo scorso 24 luglio.

I lavoratori vogliono rientrare negli uffici per dare responsabilmente il loro contributo alla pronta ripartenza della macchina amministrativa a sostegno di tutte le attività produttive e a garanzia dei servizi essenziali. Lo hanno fatto anche durante la fase più critica della pandemia: chi in prima linea sul fronte alla lotta all’emergenza, chi da remoto assicurando la continuità dell’azione amministrativa. Il normale riavvio di quest’ultima, tuttavia, non può che esser legato a doppio filo col rientro dei lavoratori nelle amministrazioni, negli enti e negli istituti.
Ma non basta! Per far ripartire compiutamente quella macchina bisogna necessariamente cambiare rotta e tornare a investire su tutte le Pubbliche Amministrazioni, sulla Sanità, sulla Scuola, sull’Università e sulla Ricerca, riconoscendone il ruolo di volano dello sviluppo sociale ed economico.
Rivendichiamo da troppo tempo un percorso serio di digitalizzazione e di adeguamento infrastrutturale della macchina pubblica che sia in grado di metterla al passo con il terzo millennio e di rispondere alle esigenze dei cittadini e degli attori economico sociali del Paese.
L’occasione che abbiamo ora, con il Recovery Plan e il Mes, è unica e va sfruttata!

Un percorso di rilancio che, però, non può prescindere dal protagonismo di chi dovrà esserne quotidianamente partecipe, i lavoratori. Bisogna farlo investendo in formazione, colmando i tanti vuoti organici con un piano straordinario di assunzioni, ridando dignità e ruolo alle relazioni sindacali e riconsegnando alla contrattazione competenze sull’organizzazione del lavoro per orientarne e accompagnarne le trasformazioni che le innovazioni stanno comportando.

Il contratto collettivo non può che essere lo strumento più adatto e flessibile per guidare questo processo di ammodernamento e rilancio del sistema pubblico.

Rivendichiamo condizioni economiche e normative utili ad avviare, fin da subito, questo processo, anche attraverso l’apertura delle trattative per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego ormai scaduti da oltre due anni.

Quanto allo sblocco delle assunzioni – dice Vincenzo Tortorelli segretario regionale Uil – riguarda da noi centinaia di posti di lavoro in tutte le Amministrazioni centrali e periferiche, dagli uffici statali alla regione, dagli ospedali ai comuni, dalle forze dell’ordine agli istituti previdenziali agli uffici giudiziari. In questo modo sarà possibile rimpiazzare le migliaia di uscite di personale concretizzatesi negli anni scorsi e previste per gli anni a venire. Si potrà così a breve immettere in servizio nuovo giovane personale,  facendo dimenticare, mi auguro una volta per tutte, la brutta storia del “concorsone” in Regione che  risale al 2009 con oltre  30 mila domande presentate e circa 20.500 ammessi, di cui alcuni per più selezioni di profili che si sarebbero dovuti assumere.

Le due facce della medaglia – conclude Tortorelli – sono l’età media dei dipendenti statali che oscilla intorno ai 50 anni e solo il 2,7% del personale ha oggi meno di 30 anni di età. Noi continuiamo a credere che la “staffetta generazionale” soprattutto nel pubblico impiego è lo strumento che può invertire la tendenza all’emigrazione intellettuale e giovanile. Per questo la Regione deve prepararsi mettendo in campo tutte le azioni possibili a partire dalla concertazione con i sindacati”.

Nel solo mese di agosto sono state poco meno di 1 milione 500 mila le ore di cassa integrazione autorizzate in Basilicata con causale “Covid-19”. In dettaglio per tipologia di intervento – secondo il report dell’Osservatorio Inps sulla cig – 725mila ore sono dai Fondi di Solidarietà, 470 mila cig ordinaria e 250 mila cig in deroga.
“Siamo alla conferma che gli effetti dell’emergenza epimediologica su produzione ed occupazione sono tutt’altro che avviati verso un sia pure graduale superamento. Anzi i continui incrementi di casi di contagio tra i lavoratori lucani sono per tutti – istituzioni sanitarie e non – un forte richiamo a tenere alta l’attenzione perché con il rientro a lavoro le condizioni di sicurezza siano sempre e dovunque garantite”: è il commento del segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli.
Nel sottolineare che “in 5 mesi di convivenza con un' emergenza epidemiologica senza precedenti, la cassa integrazione ha registrato gli stessi numeri complessivi del triennio di crisi 2013-2015”, Tortorelli aggiunge che “la cassa integrazione è, in tutte le sue diverse gestioni e specificità di settore, uno strumento che in ogni crisi ha saputo, pur con le sue criticità, contenere effetti che sarebbero stati altrimenti devastanti. Ed è proprio per questo motivo che quando si metterà mano a questo strumento, sapendo che in ballo c’è la vita lavorativa e personale di migliaia di lavoratrici e lavoratori, occorrerà considerare e ponderare con attenzione tempi e modalità di rivisitazione della misura.
Ma ribadiamo una nostra preoccupazione : Il rischio che avvertiamo più forte è che la pandemia acuisca il divario Nord-Sud e le indicazioni della Svimez mettono in guardia su questo pericolo. La differenziazione territoriale dei processi di resistenza allo shock e di ripartenza nel postCovid pone dunque al governo nazionale il tema della riduzione dei divari regionali come via obbligata alla ricostruzione post-Covid. Anziché affannarsi a sostenere la causa delle tante questioni territoriali (del Nord, del Centro, del Mezzogiorno) che si contendono il primato nel dibattito in corso sulle vie di uscita dalla pandemia – dice il segretario della Uil - è tempo di compattare l’interesse nazionale sul tema che le risolverebbe tutte se solo l’obiettivo della crescita venisse perseguito congiuntamente a quello della riduzione dei nostri divari territoriali. Dalla Giunta Regionale di Basilicata - che pure in passato ha parlato di strategia unitaria delle Regioni del Sud senza però darne seguito- aspettiamo almeno le prime idee di quello che sarà il Piano Strategico Regionale, al quale anche Svimez è chiamata a collaborare nella scrittura e che è ancora un “oggetto misterioso”.
Intanto, per la Basilicata come per tutto il Sud le risorse europee sono l’occasione storica di riavvicinarsi al resto del Paese. L’Europa ci chiede di utilizzare i nuovi finanziamenti da dedicare a progetti che riducano le disuguaglianze per una maggiore coesione sociale tra Nord-Sud e a superare l’enorme gap anche nei diritti di cittadinanza. Bisognerà pensare ed adottare, con immediatezza, strumenti straordinari. Abbiamo pertanto indicato un Piano che, tuttavia, sia principalmente una grande manovra-ponte di sostegno di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi. Un grande programma anticiclico regionale, finanziato da un Fondo Unico Anticrisi, approvvigionato con la riprogrammazione dei Fondi Ue 2014/20 residui non impegnati, con misure per le imprese e per le famiglie (anche sotto forma di contributi monetari diretti) selezionate in modo da essere incentrate su interventi di impatto diretto sul ciclo. Dalla Giunta Regionale – conclude Tortorelli - ci aspettiamo uno scatto di progettualità e una diversa qualità di concertazione sociale”.
Giovedì, 10 Settembre 2020 16:10

ENI: QUATTRO PILASTRI TEMATICI INTERCONESSI

Il nuovo corso della relazione tra attività estrattiva e Basilicata non può che essere ancorato a 4 pilastri tematici fortemente interconnessi: ambiente, sicurezza, lavoro investimenti. E’ in sintesi quanto sostenuto della Uil Basilicata oggi all’incontro in Regione con l’Eni.
Negli anni, il piano di questa relazione si è via via inclinato rispetto agli effetti dell’attività estrattiva su ciascuno di questi temi, ed è necessariamente da questi aspetti che occorre tornare a discutere per giungere a una nuova fase e a un nuovo patto che, uscendo dalla dimensione locale, guardi alla dimensione regionale dello sviluppo da un lato e degli impatti dall’altro.
Per costruire le condizioni ottimali nella relazione tra petrolio, lavoro e comunità per la UIL bisogna partire dai lavoratori, dai loro bisogni e dalla loro stabilità lavorativa, oggi più che mai messa in discussione.
Questa nuova relazione che si vuole costruire, e che noi condividiamo, non può risolversi in una semplice esternazione ma ci vogliono i fatti e se si vuole dimostrare che tutti responsabilmente abbiamo intrapreso la strada giusta ognuno per la propria parte bisogna che si assuma le proprie responsabilità.
Eni sia il garante per la tenuta occupazionale in Basilicata, le vertenze aperte a partire dalla Nico alla Maersk devono trovare rapida soluzione, in questa nuova intrapresa tra Eni, Regione e parti sociali.
Si convochino rapidamente i tavoli tecnici già da domani perché siamo convinti, accogliendo positivamente quello che il responsabile del DIME ha riportato al tavolo della Regione Basilicata, proprio in questa fase drammatica che solo il buon senso e la responsabilità di tutti possa aprire la strada a nuove soluzioni per queste crisi occupazionali.
Noi come UIL siamo pronti a fare la nostra parte; diversamente anche questa volta abbiamo scherzato e noi a questo gioco del massacro non ci stiamo, perché siamo fortemente convinti che la nostra storia e la nostra cultura non può prescindere dallo stare al fianco dei lavoratori, delle loro famiglie e del territorio.
Siamo fiduciosi che questo nostro appello/invito possa trovare nella ragionevolezza dei componenti del tavolo odierno le soluzioni migliori perché il lavoro non sia una chimera o un sogno sempre da inseguire ma sia una certezza.

Per un lavoratore/lavoratrice lucano che ha unaretribuzione media nel settore privato a tempo indeterminato, (con esclusione del settore agricolo) di 19.410 euro annui con l’ipotesi “fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno” l’Inps a carico del datore di lavoro scenderebbe da 6.017 euro a 4.212 euro con un beneficiodi 1.805 euro. Il calcolo è della Uil Servizio Lavoro, Coesione e Territorio che ha realizzato una simulazione confrontando le altre misure fiscali.
Dal 2007 al 2014 nel Mezzogiorno vi era il taglio del cuneo fiscale doppio rispetto al Centro-Nord introdotto dal Governo Prodi con la Legge Finanziaria del 2007 (Legge 296 del 2006).
In pratica per i datori di lavoro privati ad esclusione di banche, assicurazioni, servizi pubblici, per ogni dipendente a tempo indeterminato vi era una deduzione dall’imponibile IRAP strutturale pari a 5.000 euro del totale del costo del lavoro che diventavano 10.000 euro per le regioni del Mezzogiorno.
Tale regime di vantaggio per il Mezzogiorno è venuto meno nel 2015 in quanto il Governo Renzi ha eliminato totalmente il costo del lavoro dall’imponibile IRAP per i dipendenti a tempo indeterminato.
Nel 2017 il Governo Renzi, venendo meno i bonus assunzionali validi su tutto il territorio nazionale, ha introdotto il bonus assunzioni nel Sud finanziato con i fondi comunitari.
Il bonus consisteva in una decontribuzione degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro per un anno e nel limite massimo di 8.060 euro per le nuove assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato.
Tale bonus è ancora in vigore per tutto l’anno 2020.
Il Governo Conte con il decreto di agosto (Decreto-legge 104/2020) introduce per i soli mesi da ottobre a dicembre 2020, rifinanziabile secondo le intenzioni del Governo fino al 2029, il taglio del 30% dei contributi previdenziali e assistenziali (9,3% medi) a carico dei datori di lavoro privati ad esclusione dei settori agricolo e domestico, per ogni contratto di lavoro in essere nelle imprese che operano nelle aree svantaggiate (Regioni del Mezzogiorno e Regione Umbria).
Su una retribuzione media annua di 19.410 la Uil Servizio Lavoro, Coesione e Territorio ha calcolato i benefici delle tre misure.
Con la misura introdotta dal Governo Prodi (raddoppio del taglio del cuneo fiscale) un‘impresa nel Mezzogiorno aveva un beneficio di 205 euro medi annui strutturali per ogni dipendente a tempo indeterminato rispetto ad un’impresa operante nel Centro-Nord.
Mentre con il bonus assunzioni Sud (Governo Renzi) il beneficio ammontava a 6.017 euro annui una-tantum, esclusivamente per ogni nuovo dipendente assunto a tempo indeterminato.
Il beneficio con la fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno introdotta dal Governo Conte ammonta a 1.805 euro medi annui per ogni dipendente sia a tempo indeterminato che determinato.
La UIL è sempre stata favorevolead una fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno che colmi il divario produttivo tra le varie aree del Paese, in quanto produrre al Sud beni e servizi ha un costo maggiore per l’assenza di un adeguato sistema di infrastrutture a materiali ed immateriali.

Tra l’altro oggi, nelle Regioni del Sud, l’IRAP, le Addizionali IRPEF ed il Bollo Auto per effetto dei piani di rientro dal deficit sanitario sono più alte della media del Centro-Nord.

Per scongiurare un nuovo “autunno caldo” – commenta il segretario regionale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli – oltre alla fiscalità di vantaggio riteniamo che vi sia bisogno di rivisitazione degli ammortizzatori sociali collegata alle politiche attive del lavoro. La UIL è pronta a confrontarsi con il Governo per un sistema di ammortizzatori sociali in costanza del rapporto di lavoro che tuteli tutte le lavoratrici e lavoratori indipendentemente se dipendenti da grandi o piccole imprese. Riteniamo, inoltre, prioritario che nella revisione del sistema si velocizzino le procedure per l’erogazione dei sussidi e si cambi il meccanismo per la loro rivalutazione.
Più in generale il futuro del nostro Paese e del suo valore fondamentale che è l’unità nazionale – continua Tortorelli – deve essere costruito sul rispetto della vita, della salute e sicurezza e sulla riduzione delle diseguaglianze. La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil, che si svolgerà il 18 in tutte le Regioni italiane, partirà da questi principi per affermare le nostre rivendicazioni e per offrire una prospettiva ai nostri giovani. Con il Patto per il Paese, che chiediamo ormai da mesi, rivendichiamo questo cambiamento di rotta. Come stiamo facendo da tempo nei confronti del Governo Regionale.

“I dati della Svimez che vedono registrare nelle previsioni per la fine dell’anno in Basilicata il calo del Pil più forte rispetto a tutte le altre regioni (meno 12,6%)  non ci sorprendono in quanto già il nostro Centro Studi con il Rapporto sul Mercato del Lavoro aveva monitorato la situazione socio-economica con un’analisi simile. Piuttosto i dati rafforzano la sollecitazione della Uil perché le risorse del recovery fund siano utilizzate principalmente per colmare il divario nord sud che la pandemia sta allargando e per individuare misure straordinarie anche a livello regionale”. E’ il commento del segretario regionale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli che aggiunge: “per la Basilicata come per tutto il Sud le risorse europee sono l’occasione storica di riavvicinarsi al resto del Paese. L’Europa ci chiede di utilizzare i nuovi finanziamenti da dedicare a progetti che riducano le disuguaglianze  per una maggiore coesione sociale tra Nord-Sud e a superare l’enorme gap anche nei diritti di cittadinanza”

“Quanto alla ripresa con la previsione di Svimez di un incremento del Pil regionale nel 2021del 4,5% diventa fondamentale – dice Tortorelli – lavorare per creare tutte le condizioni non dando per scontato questo risultato. Pensiamo che gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti a consentire una ripresa economica, in Basilicata, in tempi anche soltanto medi. Bisognerà pensare ed adottare, con immediatezza, strumenti straordinari. Abbiamo pertanto indicato un Piano che, tuttavia, sia principalmente una grande manovra-ponte di sostegno di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi. Un grande programma anticiclico regionale, finanziato da un Fondo Unico Anticrisi, approvvigionato con la riprogrammazione dei Fondi Ue 2014/20 residui non impegnati, con misure per le imprese e per le famiglie (anche sotto forma di contributi monetari diretti) selezionate in modo da essere incentrate su interventi di impatto diretto sul ciclo. Dalla Giunta Regionale – conclude il segretario Uil – ci aspettiamo uno scatto di progettualità e una diversa qualità di concertazione sociale. Non chiediamo l’ennesimo Grande Piano di Spesa Pubblica disegnato a tavolino, da calare poi sui territori indipendentemente dal contesto e senza incorporare i saperi locali. Si tratta piuttosto di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente come si fanno le cose e come si usano i poteri e denari pubblici”.

“Il grave incidente sul lavoro che ha coinvolto l’operaio della Ram (Centro Eni) e sul quale sono intervenute le segreterie Fim, Fiom, Uilm, con la diffusione del report Inail sulla situazione degli incidenti sul lavoro nei primi sette mesi 2020, conferma che l’attenzione sulla sicurezza va mantenuta alta, non solo rispetto all’emergenza Covid-19, ma in un quadro più ampio e generale, rispetto al quale non possiamo abbassare la guardia”. Ad affermarlo è il segretario regionale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli riferendo i dati più significativi di fonte Inail che il Centro Studi Uil ha rielaborato su scala regionale. Da gennaio a luglio 2020 gli infortuni sul lavoro in Basilicata sono stati complessivamente 1.832 di cui 1.106 in provincia di Potenza e 726 in quella di Matera ed hanno coinvolto 1.167 uomini e 665 donne. Tra i luoghi di lavoro più esposti all’infortunistica si conferma l’industria e i servizi con 1246 denunce all’Inail (industria “stretta” 289, terziario 255, artigianato 130), seguita da agricoltura (314) e Pubblica Amministrazione (272). Tra le classi di età “a rischio”, al primo posto quella tra 55-59 anni (278 denunce), seguita da 50-54 anni (263), 45-49 anni (237), 60-64 anni (197). 

“Come rileva l’Inail il confronto tra i primi sette mesi del 2020 e del 2019 (in Basilicata gli infortuni furono 2.713) – commenta Tortorelli – è da ritenersi poco significativo, essenzialmente per due motivi: la sospensione su tutto il territorio nazionale, tra il 9 marzo e parte del mese di maggio di quest’anno, di ogni attività produttiva considerata non necessaria, che si sta rivelando determinante per il calo delle denunce d’infortunio in complesso, e l’inclusione, a partire dalla rilevazione dello scorso marzo, delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa e in itinere. Anche in Basilicata come nel resto d’Italia i numeri sono inaccettabili, tanto più se si considerano le tante lavoratrici e i tanti lavoratori in smart working. Considerando tali dati e l’evidente impatto che la diffusione della pandemia ha avuto sull’incremento delle denunce chiediamo che venga posta attenzione, oltre al richiamo del rispetto dei protocolli sulla sicurezza, ai tanti lavoratori e lavoratrici cosiddetti “fragili” del settore privato e pubblico sia in termini di sorveglianza sanitaria che di sostegno al reddito. In particolare sono due i settori da attenzionare con maggiore efficacia – continua Tortorelli – quello della sanità che deve prepararsi a fronteggiare ogni evenienza e quello della scuola con l’avvio del nuovo anno scolastico. Per la tutela del personale scolastico, degli studenti e per tranquillizzare le famiglie, chiediamo il pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, rinnovando l’invito al Presidente Bardi, di un incontro per affrontare collegialmente tutte le questioni tuttora aperte che vanno dalle aule, ai banchi, alle mascherine, ai trasporti degli alunni”.