CGIL CISL UIL

Dopo il primo confronto Stellantis-sindacati di categoria a Torino contestualmente alle priorità –
difesa della produzione e dell’occupazione diretta ed indotta – si deve pensare al futuro. Per
questo la questione delle nuove scelte di politica dell’auto con Stellantis e per lo stabilimento di
Melfi può essere centrale in un piano della ripresa post Covid nella regione e nel nostro Paese.

L’auspicio e l’impegno di tutte le parti in campo deve tendere a costruire relazioni costruttive ed efficaci per mettere in valore, anche con la nuova primaria azienda mondializzata di Stellantis, il patrimonio complessivo di produzione e di lavoro qualificato racchiuso negli insediamenti italiani, meridionali e specie in quello avanzato – per noi “di punta” – di S. Nicola di Melfi.

L’idea di fondo è di far vivere la dotazione, il patrimonio, la capacità produttiva dello stabilimento di Melfi come fondamentale per le politiche industriali del Paese per l’eccellenza dell’impiantistica per l’avanzato processo produttivo e dei prodotti che spaziano dall’elettrico all’ibrido.

Il tema centrale è salvaguardare gli asset che fanno del distretto di Melfi un “unicum” valido come cultura industriale, complesso di competenze, conoscenze suscettibili di ulteriore impiego ed avanzamento nelle strategie di Stellantis.

L’unica strada per ottenere tale risultato è quella di garantire il rafforzamento dello stabilimento di Melfi, il suo radicamento permanente sul territorio. In un mondo in cui, causa anche la crisi economica da Covid, gli assetti produttivi cambiano e tendono a “dimagrire”, per radicare lo stabilimento di Melfi occorre garantire a Stellantis un vantaggio competitivo rispetto ad altre aree di localizzazione produttiva. Tale vantaggio competitivo non può che consistere nel mettere il sistema della ricerca regionale (iniziando dal campus di San Nicola di Melfi) e risorse finanziarie regionali (rivenienti dal Pnrr o dai prossimi fondi SIE) al servizio di un progetto di innovazione tecnologica nelle motorizzazioni (ad es. creando un polo dei motori ad idrogeno) che abbia nello stabilimento di Melfi la sua naturale finalizzazione produttiva.

Accanto a ciò, è necessario prevedere la finalizzazione delle necessarie infrastrutture, iniziando da una maggiore pressione sul Governo nazionale per completare la linea ad Alta Capacità Napoli-Bari, che da Candela si aggancia allo stabilimento, e continuando con il completamento del raddoppio della SS Potenza-Melfi e con l’ammodernamento dell’infrastrutturazione dell’area industriale di San Nicola di Melfi, su richiesta specifica dell’azienda, avvicinando anche fisicamente i fornitori di prima e seconda fascia, in modo da creare un polo territoriale compatto dell’automotive.

Pensiamo che la contingenza della ristrutturazione produttiva della Stellantis, quarto gruppo auto su scala mondiale, debba essere assunta dalla Regione nel suo complesso come occasione per riportare il confronto sindacati, istituzioni governative e casa automobilistica al centro delle questioni di nuova strategia dell’automotive, con grande capacità di comprensione e di compartecipazione al rilancio del comparto.

Una iniziativa importante di grande attenzione da parte regionale, del governo regionale secondo le attese della comunità locale ,anche costruendo relazioni nuove ed efficaci sul piano orizzontale con le altre regioni dell’automotive italiana ed in verticale, attenzionando le funzioni ministeriali preposte  e le centrali rappresentative della grande impresa ,per concorrere ,in modo franco e costruttivo, a rappresentare la centralità del patrimonio rilevante e valido degli insediamenti industriali auto italiani.

Tutto questo nel quadro di un grande rilancio delle prospettive di mercato e di diversificazione della modellistica dell’auto, secondo una linea di sostegno alla transizione energetica riferita alla mobilità sostenibile. In prospettiva delle nuove strategie di Stellantis occorre spingersi oltre con una ricerca e riflessione profonda, come per ritrovare un filo nell’intreccio di diversi piani: quello globale su cui si spinge la nuova fusione di Stellantis, quello europeo, nazionale e locale.

La nostra idea: organizzare una iniziativa valida, documentata, affidabile e ricorrente, anche con l’apporto delle confederazioni sindacali locali e nazionali, che affermi e valorizzi la centralità per il Paese del “modello Melfi”, come polo di eccellenza, come frontiere dell’industria, come luogo di alta cultura produttiva e di relazioni industriali, come distretto sociale e quindi come motore dello sviluppo nella post-globalizzazione.

Una iniziativa regionale di vasta portata che traduca questa idea del ‘modello Melfi’ in progettualità condivise ed in decisioni concrete inserite nella destinazione delle risorse rivenienti dal PNRR e da altri canali per accompagnare il processo di consolidamento di Stellantis e del modello auto- motive di Melfi e del Mezzogiorno.

Per questa operazione di compartecipazione al rilancio del settore auto è essenziale che la Regione si attrezzi e promuova una struttura di osservazione e di autorevole referenza sull’auto e sul territorio. Una’ unità di progetto automotive’ composta da esperti di livello nazionale e con l’apporto sindacale per supportare in modo autorevole e convincente il dibattito e l’iniziativa pubblica locale e del Paese; con una capacità di intervento qualificato e di alto livello tecnico scientifico nei campi delle politiche industriali e dell’auto. Una ‘struttura speciale’ con il compito di delineare misure concrete nei campi fiscale e dell’agevolazione, di rilancio infrastrutturale-localizzativo e di nuovi modelli di organizzazione del lavoro.

Occorre un vero Piano strategico Basilicata-Distretto manifatturiero automotive declinato nei diversi ambiti urbanistico-territoriale –ambientale.

La Regione deve giocare un ruolo assolutamente nuovo e preminente nella concreta definizione delle esternalità e dei fattori di convenienza intorno al polo automotive di Melfi, con interventi consistenti nelle diverse e progressive risorse europee e con ogni altra posta finanziaria importante.

A partire dalla sperimentazione, ricerca e sostegno dei processi produttivi  dell’auto elettrica, incluso il tema della produzione dei motori ad idrogeno che è in sintonia con la definizione concreta di nuovi segmenti di transizione energetica nella regione e nel Paese.

La sfida dell’elettrico e dei motori sostenibili è un vero banco di prova per creare un ecosistema funzionale, un set di servizi, per offrire all’utenza auto del nostro tempo tutto ciò che serve per scegliere di guidare una vettura a basso consumo energetico.

E poi occorre rafforzare con immediatezza e rendere più attrattivo il polo di Melfi con la realizzazione a tempi brevi di una fitta rete di infrastrutturazione materiale ed immateriale, qualificando le esternalità dell’area, la logistica, la definizione a raggiera di ‘connessioni veloci’ verso i corridoi Adriatico-Tirrenico e sul versante Ionico. Tutto questo con uno snodo ferro-gomma merci-persone attrezzato a S.Nicola ,e collegamenti speciali e strutturati con l’alta velocita Napoli-Bari e verso il porto di Taranto lungo le aree Zes.

Significativa è inoltre la strutturazione di una linea di ricerca e formazione e dell’istruzione legata alla meccatronica, alla progettazione di nuovi modelli auto, con Its dedicati, master post-universitari di Unibas e con apparentamenti interuniversitari. Inclusa la istituzione di Academy e di centri di trasferimenti delle competenze sul modello Arduino e S. Giovanni a Teduccio.

Una manovra che preluda ad un’ulteriore affidabilità della grande azienda per la formazione di nuove e giovani generazioni connesse alla fabbrica 4.0.

L’idea di fondo è che la Basilicata, con una programmazione mirata al rilancio dell’economia e della competitività del territorio, metta in sicurezza l’ambiente e rafforzi i sistemi produttivi e, contestualmente, valorizzi, in un quadro sostenibile, le numerose risorse naturali di cui dispone: acqua, energia, agroforestale, cultura dei luoghi, ruralità.

Una nuova regione nel Mezzogiorno interno che riassuma tradizione ed innovazione industriale, le vie di un nuovo periodo di risalita nella capacità di produzione, nel sociale nell’occupazione.